Viaggi Vagabondi

VIAGGI VAGABONDI 11 / SULLE TRACCE DEI DARI

di ROBERTO CENTORAME

“Vogliamo andare al sud a vedere i darì?” mi chiede Tino, che dopo ventidue anni d’Africa confonde le lingue e infatti subito precisa “ah! I darì sono gli scimpanzè e a Canthanez c’è una razza che ha l’80 percento del codice gentico umano”.

“Andiamo!” rispondo ma lui ci tiene a precisare che “ il viaggio verso il sud della Guinea Bissau è molto avventuroso”.

Come se fin adesso fosse stata una passeggiata di salute.

Ma aveva ragione! Arrivare nel mezzo della foresta è stata un’impresa epica. E’ successo di tutto e, se non avessi vissuto realmente tutti gli accadimenti, direi che la narrazione è frutto di una fervida fantasia… ma è tutto accaduto veramente!

E allora mettetevi comodi perchè inizia il viaggio sulle tracce dei primati, nostri antenati, signori della foresta di Cantanhez: gli scimpanzè.

Sveglia alle 5 e partiamo da Bissau che è ancora notte. Secondo il programma dovremmo arrivare alla prima tappa di questo “tour de force” alle 13.

La prima parte del viaggio sarà su un “mezzo di traposrto misto”, così recita la targhetta sulla portiera di un furgone malandato, allestito con sedie di fortuna. Quel “misto” sta ad indicare che il trasporto è promiscuo: uomini, oggetti e animali.

Percorriamo 200 km su asfalto e poi, i restanti 80, su una strada di terra tutta scassata dalle ultime pioggie. Dopo 9 ore, compresa una breve sosta in un villaggio, alle 14 arriviamo a Cachine: siamo al sud!Scendiamo e davanti a noi un braccio di mare ci divide dall’altra sponda.

“E ora?” chiedo a Tino che subito mi risponde: “ora dobbiamo trovare una piroga per arrivare dall’altra parte”.

Ci informano che la piroga parte alle 17. “Andiamo a mangiare e, se tutto va liscio, massimo alle 19 siamo a casa di Diego” un amico di Tino che, nonostante il nome, è nero-africano e ci ospiterà per la notte.

Pranziamo con un panino ripieno con fagioli neri e, dopo aver riposato all’ombra di un grosso baobab, alle 17 facciamo la traversata. Venti minuti e siamo dall’altra parte dove ad attenderci, mandata da Diego, c’è una motoretta.

“Solo una?” chiedo perplesso ma la perplessità dura poco: vedo che anche sulle altre motorette salgono in tre. Per fortuna abbiamo portato solo uno zaino! Saliamo in sella e dopo poco capiamo che il nostro pilota nel codice genetico non ha nulla di Valentino Rossi. La strada è un sentiero strettissimo, in mezzo alla foresta, pieno di buche che il nostro pilota prende con una precisione che sfida la statistica, non lasciandone nemmeno una. E così, dopo pochi chilometri, la gomma scoppia.

Per fortuna a poca distanza c’è un villaggio: zaino in spalla e motoretta a spinta ci avviamo e dopo mezz’ora troviamo qualcosa che somiglia ad un gommista. Prende qualche attrezzo e dopo poco tira fuori una camera d’aria usata. Quando la gomma è riparata è ormai notte. Per di più, in mezzo alla giungla, il telefono non ha segnale e perciò non possiamo avvisare Diego del ritardo. Ma in Africa si sa: puoi dire a che ora parti, non a che ora arrivi.

Riprendiamo la marcia e con il buio la pericolasità del provetto pilota aumenta ma, data la velocità inevitabilemente ridotta, al massimo possiamo cadere in mezzo al fogliame senza farci troppo male. Il motociclista continua a sfidare la statistica e, con pena del mio osso sacro, prende non solo tutte le buche ma anche le più grosse. All’ennessima buca la catena si spacca.

E ora?

Siamo in mezzo alla foresta con il buio pesto e il telefono senza rete.

Ma ancora una volta, come mi è successo in Gambia dopo che l’auto su cui viaggiavo è stata tamponata e distrutta, la divina provvidenza mi viene incontro.

Stavolta ha le sembianze di un vecchio signore che cammina a piedi in mezzo alla foresta. Sono le 21 passate. Ci dice che a pochi chilometri c’è un villaggio ed anche un albergo. Parcheggiamo la moto e zaino in spalla, con al seguito il motorista appiedato (meglio così per la pubblica incolumità!), ci avviamo.

Camminiamo nella foresta illuminati solo dalla luna e con un coro di animali vari. “Volevi vedere gli scimpazè! Magari ne esce qualcuno” dice Tino scherzando. Nonostante il contesto non sia affatto familiare e rassicurante, e quindi la voglia di scherzare è al minimo, sono tranquillo! Quella Natura selvaggia non mi provoca paura. Mi meraviglio di me stesso.

E così, con l’anima in pace e il canto degli animali della foresta, camminiamo nella notte verso il villaggio che, speriamo, sia poco distante. Alla fine lo raggiungeremo e potrete leggere prossimamente il seguito di questo viaggio “sulle tracce dei darì”.

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