Attualità

RAPPORTO CRESA-CONFINDUSTRIA/ IL SISTEMA MANIFATTURIERFO E’ IN LIEVE FASE CRESCENTE IN ABRUZZO

l’intervento di Pino Mauro

la conferenza di oggi

un altro momento della conferenza di oggi

La presentazione del “Rapporto sull’andamento del manifatturiero abruzzese nel primo semestre 2017” si è svolta oggi nella sede di Confindustria Chieti Pescara.

Hanno partecipato il Presidente di Confindustria Abruzzo, Agostino Ballone, il Presidente del Cresa, Roberto di Vincenzo, il Vicepresidente della Regione Abruzzo, Giovanni Lolli, il Consigliere incaricato Centro Studi Confindustria Abruzzo, Silvano Pagliuca, la ricercatrice CRESA Matilde Fiocco, il Direttore Territoriale BPER, Guido Serafini e l’economista Pino Mauro.

Importanti ed incoraggianti i dati forniti dagli esperti intevenuti nella conferenza stampa.

La pubblicazione dei risultati della congiuntura manifatturiera del I semestre 2017 è il primo punto di approdo intanto della collaborazione tra Confindustria Abruzzo e CRESA sancita dall’accordo firmato lo scorso luglio.
L’intervista oggetto del presente studio, rivolta a 196 aziende manifatturiere con almeno 10 addetti, è stata realizzata dal Centro Studi di Confindustria Abruzzo e i dati sono stati elaborati e commentati dal CRESA
“Il sistema manifatturiero mostra di essere in fase lievemente crescente, – osserva il Presidente del CRESA Roberto Di Vincenzo – con risultati sul mercato interno migliori di quelli sull’estero e incrementi su base annua assai più contenuti di quelli su base semestrale”.
“Il focus su Industria 4.0, – afferma il Presidente di Confindustria Abruzzo Agostino Ballone – dimostra che molto bisogna ancora fare anche nella nostra regione su questo campo. Sul tema, ad esempio, Confindustria Abruzzo è impegnata nella creazione del Digital Innovation Hub per il quale, al fine di fornire al sistema delle imprese i giusti supporti tecnici, ha già avviato il percorso costitutivo”.
Silvano Pagliuca, consigliere Incaricato Centro Studi Confindustria Abruzzo, sottolinea, alla luce della recente indagine, come sia confermata l’esigenza irrinunciabile, al fine di essere più competitivi, di avviare un processo di digital transformation delle nostre imprese e della Pubblica Amministrazione. “È necessaria dunque -continua Pagliuca- una rivoluzione culturale vera che sappia produrre cambiamenti tecnologici, culturali, organizzativi, sociali, creativi e manageriali”.
Per quanto riguarda i dati, deboli sono i segni di crescita tendenziale con diffuse variazioni positive ma inferiori all’1% (fatturato: 0,7%; export: 0,3%; ordini interni: 0,9%; ordini esteri: 0,4%; occupazione: 0,1%). Riguardo la produzione, in particolare, a fronte di una aumento a livello medio nazionale del +2,2%, l’Abruzzo resta fermo ad un +0,7%.
Migliore l’andamento congiunturale con incrementi di produzione e fatturato totale intorno al 3%, degli ordini interni del 2,4%, dell’occupazione dell’1,2%, del fatturato estero e delle commesse internazionali dello 0,7%.
Relativamente alla dimensione d’impresa, non si può non rimarcare innanzitutto l’incremento tendenziale dei livelli occupazionali delle sole piccole imprese (+0,5%). Riguardo gli altri indicatori, se si escludono le contrazioni su base annua e semestrale del fatturato estero e delle commesse estere e la diminuzione congiunturale degli ordini interni, le industrie manifatturiere che hanno da 10 a 49 addetti mettono a segno nel complesso risultati positivi anche se inferiori alla media regionale.
Sono le medie imprese (50-249 addetti), grazie al traino delle chimico-farmaceutiche, a mettere a segno nel complesso i migliori risultati con una crescita strutturale di produzione, fatturato e ordini interni ampiamente superiore al 3%. Meno brillanti delle grandi aziende le performance sui mercati internazionali (export e ordini esteri). Qualche criticità riguarda l’andamento dell’occupazione, che su base semestrale aumenta meno che nelle altre classi dimensionali e su base annua riporta una contrazione sia pur di lieve entità (-0,1%).
Le grandi imprese (250 addetti e più) mettono a segno risultati positivi tra l’1% e il 3% su base semestrale e inferiori all’1% su base annua e confermano una capacità di competere sui mercati internazionali migliore delle piccole e medie industrie.
Sotto il profilo provinciale, si rileva che è Chieti a mostrare le migliori performance su base semestrale ed annua degli indicatori di competitività internazionale e dei livelli occupazionali (export e ordini esteri), Pescara le peggiori con un decremento dell’occupazione tendenziale del 2,6%. L’Aquila mantiene produzione, fatturato, export e ordini internazionali sostanzialmente invariati rispetto al I semestre 2016 e vede lievi contrazioni (-0,7%) delle commesse interne e dell’occupazione. Teramo mette a segno i migliori incrementi tendenziali di produzione, fatturato e ordini interni. Stazionari gli altri indicatori su base annua.
Il clima di opinione è sostanzialmente positivo con aspettative a sei mesi di incrementi che prevalgono sulle previsioni di contrazioni per produzione, fatturato e ordini e qualche perplessità per quanto riguarda l’occupazione.

FOCUS INDUSTRIA 4.0
In occasione dell’indagine congiunturale è stato somministrato un questionario diretto ad esaminare il successo ottenuto tra le imprese abruzzesi di Industria 4.0, il nuovo modello produttivo che si basa sull’interconnessione tramite internet di numerose nuove tecnologie con conseguente integrazione tra le attività produttive, logistiche e distributive con crescente orientamento al cliente finale. Sono fondamentali lo sviluppo delle tecnologie digitali, l’interconnessione tra diverse componenti produttive e l’approccio orientato alle innovazioni di processo e di prodotto.
Le risposte delle 196 imprese intervistate mostrano che solo il 24,0% di esse conosce il modello produttivo Industria 4.0, conoscenza che aumenta al crescere del grado di innovazione dei singoli comparti manifatturieri e della dimensione aziendale in termini di addetti. Le imprese che conoscono Industria 4.0 hanno attuato azioni di intensità progressiva, che vanno dall’esclusione, alla decisione di applicarla, all’attuazione di interventi non connessi, all’attuazione di interventi organizzati in un piano strategico. Quanto maggiore è l’intensità delle azioni adottate, tanto più numerose sono le imprese che forniscono valutazioni migliori del modello Industria 4.0, realizzano iniziative per l’incremento della consapevolezza da parte del personale aziendale, utilizzano Industria 4.0 nelle funzioni aziendali, vengono supportate da consulenti esterni, rilevano qualche effetto economico od operativo delle soluzioni adottate.
Le imprese che hanno escluso Industria 4.0 dall’attività aziendale si aprono in gran parte alla necessità di comprenderlo meglio. La decisione di non aderire a Industria 4.0 potrebbe essere legata alla mancanza di informazioni specifiche, fatto che non preclude l’eventuale utilizzazione futura.
Tra le imprese che hanno differito l’adozione di Industria 4.0 sono numerose quelle che ne vedono gli aspetti positivi ma sono ancora parecchie quelle che non hanno effettuato interventi, che non l’hanno adottata in nessuna funzione aziendale, che non sono supportate da consulenti esterni, che non riscontrano effetti. Lamentano frequentemente la scarsa conoscenza di soluzioni tecnologiche e di business, il rischio del mancato successo, il costo dell’iniziativa e la scarsa maturità delle soluzioni tecnologiche esistenti.
Le imprese che hanno adottato iniziative non strettamente connesse tra loro, in gran parte valutano Industria 4.0 come un’opportunità per migliorare tutta l’azienda e il suo business, ma non hanno ancora svolto azioni per la formazione del personale. Nonostante il mancato supporto esterno, le funzioni alle quali Industria 4.0 è stata applicata sono differenziate e hanno iniziato a mostrare effetti sebbene limitati. Temono il rischio del mancato successo dell’iniziativa, anche a causa del consistente costo collegato.

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