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PretecorsiaCon il “postaggio” a diffusione isterica, tipico della comunicazione social, ieri sera ha preso a circolare sul web la copia di una delibera. Per la precisione, di una delibera della ASL di Teramo del 26 maggio, con la quale la nostra azienda sanitaria si impegna a pagare, nei prossimi tre anni, 5114 euro lordi al mese alla Diocesi, per “servizi di assistenza religiosa negli ospedali di Sant’Omero, Giulianova e Atri”.  In totale, 184.123 euro lordi. In tre anni. 

Apriti cielo!

Il web s’indigna, il popolo social si scandalizza, c’è chi invoca finanche pene divine, per questo “mercimonio”.

In realtà, c’è poco da scandalizzarsi.

Se ne può discutere la “ratio morale”, il rispetto del dettato cristiano, la stonatura rispetto al (per me, fino ad oggi) scontato volontariato di fede, ma senza scandalizzarsi.

È vero, anche io credevo che la parola di Dio non viaggiasse a pagamento.

Neanche negli ospedali, dove c’è gente che soffre.

Tant’è.

Così è. 

Per legge.

Non divina, ma sempre legge.

La n. 833 del 23.12.1978, per la precisione, quella che recita: “Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale” e che all’articolo 38 sancisce “Presso le strutture di ricovero del Servizio Sanitario Nazionale è assicurata l’assistenza religiosa nel rispetto della volontà e della libertà di coscienza del cittadino. A tal fine l'Unità sanitaria locale provvede per l'ordinamento del servizio di assistenza religiosa cattolica d'intesa con gli ordinari diocesani competenti per territorio”.

Tradotto: le Asl pagano per avere un prete in corsia.

Già, ma quanto pagano per questi AS (assistenti spirituali)? 

Davvero quei 5114 euro teramani, ovvero 1704 euro lordi ad ospedale, al mese, sono tanti, troppi, addirittura scandalosi?

No, anzi.

La Asl di Rieti, per esempio, paga per il solo ospedale del capoluogo 3682 euro al mese, ovvero 44187 euro l’anno, e siccome l’accordo è quinquennale, la parola di Dio girerà tra i reparti di un solo ospedale al costo totale di 220935 euro.

Paga 1855 euro al mese (anche in questo caso più di Teramo) la Asl di Salerno, per il servizio di assistenza cattolica all’ospedale di Sapri. Incuriosisce però, il fatto che la Asl salernitana paghi 13 volte in un anno, evidentemente a Natale il lavoro, giocoforza, aumenta e al tonacato spetta la tredicesima.

Meno generosi (poi uno dice ...i luoghi comuni!)  i liguri, viso che all’ospedale di Imperia il conforto religioso costa 1000 euro al mese. E non solo, in ossequio alla proverbiale tirchieria regionale, i liguri hanno impegnato 48mila euro.... ma in tre anni. 

A Casale Monferrato, la Asl di Alessandria ha speso 1400 euro al mese, ma solo per sei mesi, perché c’era da sostituire il partoco titolare, regolarmente assunto.

Già, assunto, perché in Lombardia e Piemonte hanno fatto le cose in grande: un sacerdote ogni trecento posto letto. A sceglierli, ci pensa la Curia, a pagarli ci pensa la Asl, con lo stipendio di un impiegato categoria D, cioè quasi 2mila euro lordi al mese. In Veneto sono 50 i sacerdoti convenzionati, a quasi 800 mila euro l’anno.

Questo mio “viaggio” si ferma in Toscana, dove i preti assunto sono 77 e costano circa due milioni di euro l’anno. Due milioni che gravano sulle casse della sanità pubblica. Due milioni che - propone  un consigliere regionale M5S - dovrebbe pagare il Vaticano... già, dovrebbe.

Facendo un calcolo sulla base dei posti letto italiani, si può prevedere che la presenza degli AS in corsia ci costi qualcosa come 50 milioni l’anno. In tutta Italia, intendo. Eppure, solo con l’otto per mille la Chiesa incassa più di un miliardo dallo Stato (1.133.074.025 l’anno scorso)... ce n’è di che pagare i preti in corsia. 

 Anche perché la religione “di Stato” non c’è più, e prima o poi, vedrete, se ne accorgerqnno le altre religioni e qualcuno solleverà la questione della “parità di culto in corsia”. 

E di stipendio.

A spese nostre.

Amen.

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