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Se non fosse stato per Michele Raiola, il Consiglio Comunale sul Bilancio di previsione, atto tra i più importanti dell’attività annuale di ogni Comune, da approvare entro il 28 febbraio, cioè oggi, non avrebbe meritato queste righe di commento. Ci saremmo limitati alla cronaca, al racconto dello scontro anche acceso sulle procedure, ovvero sui tempi dell’appello iniziale, e sull’altrettanto vivace battibeccare tra le opposte fazioni riguardo alla conta dei consiglieri, per verificare la regolarità del numero legale.
E anche alla cronaca avremmo lasciato le notizie sull’approvazione del bilancio, sulla quale di certo nei prossimi giorni l’Opposizione non mancherà di approfondire quelle che considera evidenti criticità. 

Per fortuna, però, c’è Michele Raiola, del quale avevo notato un certo qual cambiamento nelle ultime sedute (soprattutto quelle nelle quali non aveva preso la parola), tanto che avevo temuto un’evoluzione che mi privasse delle sue epifanie consiliari.

E invece, no.

Mentre il Consiglio si avvitava un po’ su sé stesso, tanto che sembrava addirittura interessante il fatto che il consigliere Flavio Bartolini si lamentasse della fine delle “scrocchiarelle” nella macchinetta in corridoio, e il consigliere Corona citava “avanzamenti” di bilancio, ecco che il giovin consigliere Raiola decide di affidare alla memoria storica dei lavori consiliari un intervento di rarissima caratura politica.

Epocale, per dirla con una parola cara alla gianguideria.

Vestito come un agente immobiliare al suo terzo appuntamento, ma con una gestualità fisica che evoca il De Niro davanti allo specchio in Taxi Driver, il Nostro raioleggia sfoderando passaggi memorabili, con una disinvoltura dialettica che in altri avremmo definito “stato confusionale”, a che nell’intreccio logico delle analisi raioliche diventa invece una condizione di normalità, che gli consente di passare - senza apparentemente coglierne la differenza - dai temi nazionali a quelli locali, dal Governo Meloni alla rotonda di Villa Pavone, dal Pnrr alla Farmacia di Colleatterrato, fino ad arrivare alla perla del «…che cosa ha fatto il vostro Governo per migliorare la natalità…?».

Inutile che io adesso stia qui a sottolineare quanto siano importanti, nel dibattito consiliare a Teramo, le politiche nazionali sull’incremento delle nascite, ma vi lascio immaginare come il Consiglio, ovvero le più alte assise (continuo a ricordare inutilmente che si tratta di sostantivo plurale) della città abbiano raccolto l’esternazione raiolica, tra giuste rivendicazioni di aver “già dato” dei vari genitori presenti, alla proposta sottovoce di soluzioni possibili quali il divieto di vendita dei preservativi o l’obbligatorietà di rapporti sessuali quotidiani, ma il tutto accompagnato dai sorrisi compassionevoli rivolti all’infervorato Raiola, che intanto bulleggiava cercando di ricordare alla Minoranza tutto quello che non ha fatto quando era Maggioranza.

Il De Niro de’ noantri, vittima della sua stessa guapperia, dimentica che sette anni fa i cittadini hanno già espresso il loro giudizio su quella Maggioranza, condannandola a diventare Minoranza, così come dimentica che, sempre sette anni fa, quegli stessi cittadini hanno affidato il Governo della città alla gianguideria, cioè la stessa fazione della quale Raiola è spacciatore ufficiale di imbarazzi.
Nella sua bislacca visione della politica locale, il consigliere eletto in Teramo Vive e oggi approdato in Alleanza Verdi Sinistra, il partito che a Teramo si riconosce nell’ex consigliere comunale Vincenzo Cipolletti… appunto, attacca l’Opposizione rea - ne è convinto - di voler far cadere la gianguideria solo per poter poi inaugurare le opere che la stessa gianguideria ha avviato.
Nell’orizzonte politico della raffinata logica raiolesca, la massima ambizione del fare politica è quella del tagliare il nastro.
E’ nello sforbiciare quel tricolore che, secondo Raiola, si concentrano le aspirazioni di chi fa politica.
E lo dice, bulleggiando in sala consiliare, anche con una mimica che non l’avrebbe fatto sfigurare nelle gang danzanti di West Side Story.

E lo fa, in un crescendo quasi parossistico, salendo su un’immaginaria cattedra dalla quale cerca di dispensare insegnamenti su cose che non sa, e lezioni su quello che non ha fatto.

Convinto di essere nel giusto almeno quanto Wile Coyote lo è delle sue trappole per catturare Bic Bip, Raiola raggiunge gli stessi risultati dello sfigatissimo cartoon, schiantandosi in ogni modo nel quale è possibile schiantarsi in un Consiglio Comunale.

E siccome sono convinto che un’immagine valga più di mille parole, figuratevi un video, vi offro una pillola raiolante.










Se non fosse stato per Michele Raiola, il Consiglio Comunale sul Bilancio di previsione, atto tra i più importanti dell’attività annuale di ogni Comune, da approvare entro il 28 febbraio, cioè oggi, non avrebbe meritato queste righe di commento… né la sontuosa incazzatura del consigliere Paolo Rapagnani che, accogliendo l’invito del presidente del Consiglio Melarangelo, aveva signorilmente rinunciato al suo intervento, convinto che avrebbero rinunciare tutti… ma non poteva sapere che, tra quei tutti, c’era Michele Raiola spacciatore di imbarazzi, profeta del nulla politico. 

Rimettete le scrocchiarelle nella macchinetta.

Lo spettacolo continua
ADAMO