CORALE: SETTIMANALE DI RICERCA SULLA POESIA ITALIANA CONTEPORANEA
Poeta: MICHELE NIGRO
da "Passo di sera" di Michele Nigro, in "Pomeriggi perduti", (Kolibris Edizioni 2019)
PASSO DI SERA
Nuvole pance nero catrame
che sfiorate, gonfie di vendetta
le piccole vette del mondo,
freddo vento d’autunno
che risuoni tra forzuti rami
cigolanti come ossa di vecchi
e gialle foglie di cembalo,
accompagnate il passo
all’imbrunire del sereno
viandante di mezzo
verso la decadente
dimora dei ricordi ritmati
su strade percorse
a memoria eppure nuove
all’andare che ritorna!
Non è un suono novello
quello tra le fronde
sferzate da tocchi
di vento stagionato,
latore di parole usate
già dette altrove,
pettegolezzi e olezzi
di camino tra foglie arrese
a pensieri di passaggio.
NOTA DI LETTURA
Dentro la sua propria naturale capacità metaforica, c’è una musica che suona tra le parole che fanno i versi di Michele Nigro; una musica che trasporta le sue poesie su una corrente invisibile, che apparentemente non muove niente, che però avvolge dolcemente il suo lettore, che raccoglie con grazia da dov’era per portarlo in un altrove che non sapeva essere anche il suo.
Particolarmente significativi mi appaiono i tre “libricini” che ruotano come satelliti intorno alla sua raccolta principale – Pomeriggi perduti, Kolibris 2019 –, anche se l’autore stesso li nomina Poesie minori - Pensieri Minimi - materiali di risulta, edizioni nugae 2.0, 2018-20-21, dove raccoglie “lacerti” del suo lavoro che però trovo utilissimi per una più attenta conoscenza del poeta; ecco, leggendo, rigirando tra le mai queste sillogi, non posso non tornare a quanto scrisse Jack Kerouac (1922 – 1969) su uno dei suoi taccuini, dove si veniva via via formando – è proprio il caso di dire – quella che sarebbe stata poi la stesura del mitico rotolo di telescrivente, dove batté a macchina la seminale prosa, la Poesia di On The Road, quando si interroga su quali fossero i pensieri che anticipavano la parola di Gesù, quindi sulla loro natura profonda: Nigro, più umilmente, terreno, vivo, mariano, sembra volerci dire che questi suoi pensieri o poesie sono giorni strappati e “una rivalsa materna / sulle morti della prima ora” trovando da sé, nel silenzio, ogni risposta di resistenza.
La poesia di Michele Nigro – è lampante – ha una qualità musicale evidente, rara da registrare nella scrittura in versi contemporanea, e non solo in Italia, che ormai si è addirittura staccata anche dalla prosa, che l’ha particolarmente contraddistinta a partire dal ‘900, che oggi ha così raggiunto un passo saggistico, concettuale, programmatico, tutto dentro uno scrivere versi che si è fatto troppo pensato, troppo a lungo meditato prima di farsi gesto e azione, perdendo l’ardore originale, il sacro fuoco.
Su questo tema credo sia necessario fermarsi e concentrare il nostro pensiero critico d’ora in avanti, nel tentativo, non certo facile, di prevedere gli ulteriori sviluppi formali della scrittura di poesia, che potrebbero renderla “irriconoscibile”, non più tale, non più possibile; e la lettura della poesia di Michele Nigro invita a questo “ritorno” a un ragionare critico, perché è poeta di “terra”, che guarda e ci riporta, senza falsarne il peso, tutto quello che ha vissuto e visto, con il passo di una muta saggezza.
MASSIMO RIDOLFI
ASCOLTA QUI I VERSI:https://youtu.be/y4cs_G-s-po .