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EDITORIALE / TERAMO ABBIA IL CORAGGIO DI SCEGLIERE COSA VUOLE FARE DA GRANDE

Scelte. Il coraggio di un amministratore, la storia di un’amministrazione, la caratura di una classe politica, la si intuisce nel momento delle scelte. E se sono scelte difficili, tanto meglio. Teramo, in questo momento, si trova nella irrinunciabile necessità di fare delle scelte. E di farle coraggiose. Scelte che sono molto, ma molto più importanti di quelle che la cronaca del terremoto impone. Scelte fondamentali. Teramo, deve scegliere cosa vuole fare da grande. Vuole continuare a vivere da irrisolta cittadella di provincia, nella quale il dibattito politico più elevato è quello delle mattonelle del Corso, o vuole diventare davvero un capoluogo di provincia? Vuole davvero continuare a crogiolarsi nell’inutile chiacchiericcio sul nulla, o cercare di darsi una occasione di crescita? Scelte. E’ il momento di farne. Investendo, sulla qualità della vita. Quello che potrà sempre fare la differenza, in provincia, è la qualità del vivere. Ma è necessario che sia qualità vera, di cittadine nelle quale c’è tutto, come quelle belle cittadine tra Lombardia ed Emilia che ci piace sempre considerare “migliori” (anche perché lo dicono le statistiche…) come Parma, Mantova… Per diventare una provincia “appetibile”, c’è bisogno di due cose: una economia che traini e una città che offra servizi. E, paradossalmente, vengono prima i servizi. Spieghiamoci: se vogliamo che Teramo divenga “attrattiva” per nuove industrie, per nuovi investimenti, per una nuova imprenditoria, c’è bisogno di strade che la colleghino al resto del mondo (provate ad andare ad Ascoli!), c’è bisogno di un sistema commerciale efficace (negozi aperti 24 ore su 24? Provate ad andare all’Oasi di Giulianova alle 22,30..prima di rispondere), c’è bisogno di una vita culturale stimolante (che non significa avere due stagioni teatrali, ma magari avere un’idea caratterizzante annuale…) e soprattutto c’è bisogno di “bambini”. Sì, di bambini, perché se una città funziona per i bambini, i genitori la sceglieranno. Funzionare per i bambini significa avere un sistema scolastico efficace. Unico. Quale genitore non sceglierebbe, potendo, una città nella quale i propri figli possano crescere sani e istruiti? Ecco, la vera sfida teramana, non è l’enogastronomia (che conta, ma non orienta le scelte), è la scuola. In un momento nel quale, in tutta Italia, la scuola vive difficoltà di struttura e di impostazione, Teramo può candidarsi a diventare la nuova città del sapere. C’è già un sistema universitario che, benché completamente (o quasi) ignorato dalla politica locale, si è costruito una propria immagine a livello nazionale e c’è già (e il ricordo va ad Anna Ferrante), un sistema dell’infanzia di livello altissimo. Non resta adesso che costruire tutto quello che c’è “in mezzo”, ovvero un sistema scolastico pubblico di livello. Per farlo, però, servono le strutture. Servono gli edifici. Servono le scuole. E così arriviamo alla foto che apre questo articolo. E’ la foto di un’area, quella che oggi ospita il professionale Marino, l’Iti Alessandrini, lo Scientifico Einstein e la Risorgimento. Scuole, in gran parte, secondo gli indici di vulnerabilità (LEGGILI QUI) condannate. Scuole che hanno qualche aula, una palestra, una porzione di edificio “in regola”, ma che per la quasi totalità dovranno essere oggetto di un intervento di risanamento che costerà milioni di euro. Ecco, le scelte. Facciamole adesso. Questa classe politica, di Comune e Provincia (provando a fare le cose insieme, una volta tanto), eviti il gioco facile delle “pezze a colore”. Evitiamo la tentazione di spendere qualche milionata per rinforzare qualche pilastro, per sistemare qualche solaio, per migliorare la stabilità di qualche aula. Cada tutto. Per rifare le scuole superiori, ci vorranno (da preventivo, ma poi è sempre di più) oltre 100 milioni e per quelle medie ed elementari un’altra vagonata di milioni. E si favoleggia di un polo scolastico… bene, cada tutto il complesso dei sei edifici che abbiamo evidenziato e nasca lì, convolgendo l’Europa e il Governo in un progetto scolastico unico e innovativo. Si chiami una grande architetto, un archi-star, che possa firmare un progetto che preveda la costruzione di un campus scolastico unico, con parcheggi sotterranei, spazi sportivi comuni, laboratori condivisi, mense e, magari, anche possibili spazi destinati all’ospitalità dei fuori sede. Un campus pensato per la scuola che verrà, non un rattoppo alla scuola che fu. Un campus che ospiti più scuole superiori, per liberare spazi in città da destinare alle nuove elementari e medie. Un campus che abbia collegamenti veri con l’Università, didattici e “fisici” (ah, quei 10 milioni perduti della funivia e finiti lontano da Teramo…). Un campus nel quale, anche e forse soprattutto, si possa imporre un “modello Teramo” (stavolta sì) della studio: serio, efficace, anche duro. Ma formativo. E’ il momento delle scelte, la politica teramana, che mancò clamorosamente l’appuntamento con la storia all’atto della programmazione dei parcheggi pluripiano, ignorando quanti proponevano che si facessero tutti sotterranei e con accessi dalle piazze), adesso ha la possibilità di creare davvero le basi della Teramo che verrà. Di scegliere cosa questa città vorra fare da grande. Ne avrà il coraggio?

Categorie:Attualità

7 risposte »

  1. Mi è piaciuto molto il suo commento su Teramo “Ci dica cosa vuol fare da grande” dove non c’ è piu’ nulla per i giovani..A dire il vero ,Teramo non ha mai guardato ai giovani piu di tanto perché gl’intetessi della nomenclatura civica sono diretti ad altro..A cosa non so’ spiegarmelo ma sicuramente ad altro.
    Vogliamo spendere due paroline sulla politica commerciale dove il massimo sforzo dei suoi dirigenti è perennemente mettere i bastoni tra le ruote ,per usare un eufemismo a chi ha un’attivita’ commerciale ! E badate che se il business è fermo,morto mi auguri di no, tutto assume inerzia!! Vergognatevi politici locali in Emiciclo,vergognatevi!!!

  2. Anche un campus al vecchio ospedale psichiatrico di casalena, per gli universitari. Ci stanno mense, campi sportivi, aule attrezzate…sarebbe una attrazione importante per una città del futuro

  3. Un ambizioso piano di recupero o demolizione degli orribili capannoni industriali di Via Gammarana dove potrebbe trovare spazio un nuovo Polo scolastico che rivitalizzerebbe e risanerebbe un quartiere francamente abbrutito da lustri e lustri di incuria e abbandono. Si dubita, tuttavia, che l’attuale classe dirigente possa essere all’altezza di queste sfide quando non è neanche in grado di gestire decentemente l’ordinario. Vedasi marciapiedi disastrati (come quelli di Via Roma), scalinate non spazzate (come quelle che collegano Via Piave con lo “stradone”), fermate del servizio urbano prive di pensiline ecc. ecc….

    Domenico Crocetti

  4. Precisazione: intendo riferirmi non ai capannoni della ex Villeroy&Boch, ma a quelli successivi, dismessi da innumerevoli anni.
    Domenico Crocetti

  5. tutto bello,tutto fattibile ma se non si cambia la mentalità del cittadino teramano litigioso,arrogantello,campanilista, puoi spendere anche un miliardo di euro ma sempre un paesello rimarrà Teramo!!

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