Attualità

EDITORIALE / BRUCCHI, IL TRADIMENTO, LE PUGNALATE, I SENZAPALLE, LE POLTRONE, IL POTERE ILLUSORIO E UNA CITTÀ CHE NON C’È PIÙ

 «È notte. Giornata dura e difficile fatta di entusiasmo, lavoro, amore per la propria città. Giornata che ha portato a Teramo tante risorse per le scuole ed in particolare per il completamento della scuola di Villa Vomano, mio grande cruccio. 700.000 euro per completarla. E mentre io lavoro per Teramo c’è chi mi tradisce e mi pugnala alle spalle perché non ha il coraggio di farlo guardandomi negli occhi. Perché per far questo ci vogliono gli attributi che non tutti hanno. Ed allora prego accomodatevi pure, le spalle sono “grosse”, fate pure il compitino che vi è stato assegnato. La dignità di essere un “eletto dal popolo ” lasciatela a casa. La vita continua, ci rincontreremo e non so se avrete il coraggio di guardarmi negli occhi o se invece abbasserete lo sguardo consapevoli di non aver fatto quello che avevate in mente di fare ma di aver ubbidito ad uno dei tanti diktat. Nella vita si può decidere se essere uomini o caporali. E voi avete deciso di essere caporali. Buonanotte e sappiate che io resto al mio posto, fino alla fine».
Questo scrive, sul far della mezzanotte, il Sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi. Qualcuno, con una metafora platealmente sbagliata, l’ha definito “il giapponese”, alludendo al soldato nipponico che, molti anni dopo la fine della guerra, viveva su un’isola convinto di dover combattere. Metafora sbagliata, perché il giapponese non sapeva della fine della guerra, Brucchi sì. Lo sa benissimo. Non è un giapponese, ma un resistente. Anche troppo. Di questa situazione, è vittima quanto protagonista. Sì, è vero, lo pugnalano senza avere le “palle” (se sono tutti d’accordo, perché non sfiduciarlo in Consiglio?), ma è vero anche che ha permesso lui stesso, con il suo subìre troppo passivamente le logiche cencello/gattiane, che tutto questo accadesse. Se quando Di Dalmazio prima, Morra poi e Chiodi infine, cercavano di dirgli che fare il Sindaco non significava appiattirsi sui desiderata di Gatti, avesse intuito la forza della sua posizione, due sarebbero state le possibili conseguenze: o Teramo avrebbe perso il Sindaco molto prima, o il gattocapo avrebbe perso le unghie. Ma, confondendo mandato e orgoglio, ha accettato assessori improponibili, nomine indecenti, decisioni inutili…e oggi, chi gli imponeva tutto quello cerca di passare da vittima incolpevole se non, addirittura, da “salvatore della patria”. Così, nello studio di un notaio, tra qualche giorno (si parla di inizio prossima settimana), si chiuderà una delle pagine più tristi della politica teramana, una pagina che ga visto noi, il popolo, i cittadini, completamente esclusi da un gioco tutto loro, riservato è anacronistico. Mentre cercano di spartirsi il potere, non intuiscono che quel potere non c’è più, e che poco rimane della città che lo sostanzia. Arriverà il commissario portato in città da quegli stessi “politici” che solo qualche mese fa lo temevano e senza un bilancio approvato. Ma, qualche mese fa, non erano certe le elezioni e, si sa, per chi sogna un posto a Roma, il potersi candidare col “traino” delle amministrative è tutta un’altra cosa. Si accorgeranno, gli aspiranti onorevoli (sempre che vengano eletti), quale sia la meravigliosa emozione di poter essere i rappresentanti di una città che, grazie a loro, non esiste più.

2 risposte »

  1. Mi piace molto questo editoriale soprattutto nel passaggio: “O Teramo sarebbe rimasta senza Brucchi molto presto dalla sua elezione oppure al Gatti sarebbero definitivamente scomparse le unghie”!
    Chi è causa del suo male (acconsentire ad ass.ri gattiani improponibili) ……………..😢

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