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In questo prezioso documento d'archivio di Verde TV, datato 5 settembre 1992, Dorotea Mazzetta intervista un carismatico Pino Tortora, appena approdato in una Teramo calcistica ferita e in cerca d'identità. Reduce da esperienze importanti con Reggina e Pistoiese, Tortora non si nasconde dietro frasi di circostanza e affronta subito il clima di delusione che respira in città.Il suo arrivo coincide con una fase di profonda transizione: il Teramo deve ripartire dal Campionato Nazionale Dilettanti, un girone infernale con piazze del calibro di Brindisi e Benevento.Tortora, con la schiettezza del veterano, chiarisce immediatamente i suoi propositi. Dice: “Io sono venuto per vincere il campionato, non per far vedere il bel calcio". Una dichiarazione d'intenti feroce che non lascia spazio a distrazioni, liquidando anche l'importanza della Coppa Italia come secondaria rispetto al primato in classifica. Tortora riconosce l'impegno del Presidente nel costruire una squadra competitiva e chiede alla città di stringersi attorno al gruppo in vista dell'esordio contro il Maglie e descrive una Teramo "tranquilla ma in cerca di una nuova identità calcistica",ponendosi come il perno su cui ricostruire l'entusiasmo perduto attraverso l'agonismo e l'organizzazione.L'intervista restituisce l'immagine di un calcio d'altri tempi, dove il carisma dei singoli e il legame con la piazza erano i veri motori della rinascita. Per il Teramo di quegli anni, Pino Tortora non fu solo un acquisto tecnico, ma l'uomo della provvidenza chiamato a trasformare la delusione in vittoria.
ELSO SIMONE SERPENTINI