
Il mio sodalizio artistico con Franco Baiocchi ha rappresentato un’epoca d’oro per la comunicazione e lo spettacolo teramano, un’unione capace di spaziare con disinvoltura tra radio, televisione e teatro. Baiocchi, descritto come un artista funambolico e ipermeabile, possedeva quella rara capacità clownesca di trasformarsi completamente, dando vita a maschere indimenticabili che sono entrate di diritto nell’immaginario collettivo della città. Tra le sue numerose creazioni, oltre ai celebri “Zuzzù” e “Chiacchià”, spicca per originalità e carica ironica il personaggio di Casimira, la supertifosa del Teramo Calcio, nata nel 1986 durante la storica trasmissione Quasy Goal su Teleponte. Casimira non era una semplice spettatrice, ma l'incarnazione iperbolica della passione biancorossa, riletta attraverso la lente deformante del genio di Baiocchi. L'estetica e la presenza scenica: In studio, Baiocchi appariva nei panni di una "dolce fanciulla" dai modi esuberanti, caratterizzata da un dettaglio estetico surreale: dei baffi scuri e folti che lei stessa definiva, con irresistibile ironia, il suo "cruccio" che cercava invano di ossigenare. La sua dedizione al Teramo era totale. Dichiarava di passare intere giornate "aggrappata alla rete" durante gli allenamenti per seguire i suoi beniamini, con un cuore che non batteva, ma "pungeva" di orgoglio biancorosso.
Casimira si proponeva scherzosamente come "primo premio" per chi segnava e come "consolazione" per i giocatori più dispiaciuti dopo una sconfitta [01:51], mescolando il tifo sportivo con un corteggiamento comico e "sexy" verso l'intera squadra. Il momento culminante della sua partecipazione era la confessione del suo desiderio più grande: poter andare a trovare i giocatori direttamente nello spogliatoio, un pensiero che lei stessa definiva scherzosamente "un po' osceno" prima di fingere uno svenimento per la vergogna in diretta. Questa rievocazione ci restituisce il ritratto di un Franco Baiocchi pirotecnico, capace di usare il travestimento non solo per far ridere, ma per raccontare, attraverso l'eccesso e il paradosso, il legame profondo e talvolta folle tra la città di Teramo e la sua squadra di calcio. Un artista che, insieme a voi, ha saputo trasformare la cronaca sportiva in puro spettacolo teatrale.
ELSO SIMONE SERPENTINI

