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Gentile Direttrice,

la saluto cordialmente, chiedendole di considerare queste mie modeste parole come degne di attenzione. Le scrivo in merito non semplicemente alle sole imminenti elezioni in Abruzzo bensì chiedendole di dispiegare la sua attenzione sull'intero ampio fenomeno politico elettorale più in generale. Per cercare di trarne un insegnamento.

Così come richiesto dal benefico nostro status democratico, i Governanti in carica, senza mai minimamente porre in discussione la cosa, periodicamente restituiscono al popolo i loro poteri, così che questi vengano concessi ad altri cittadini per un successivo mandato. Questo ricambio è davvero meraviglioso. S'è combattuto tanto e tanto sangue scorse per conquistarlo, in ogni Paese che ha raggiunto un pur minimo livello democratico, per godere del periodico rinnovo di chi assurge al potere legislativo.

Ma ... e tutti gli altri poteri dello Stato? Come mai il potere legislativo si rinnova periodicamente, senza che nessuno osi metterlo in dubbio, mentre il potere amministrativo, il potere culturale, educativo, informativo, il potere ecologico, urbanistico, il potere fiscale, riscossore, sanzionatorio ed il potere giudiziario e repressivo, il potere d'ordine pubblico e militare, il potere sanitario etc. ... ecco: come mai tutti questi altri poteri, solo apparentemente minori, sono in mano a sempre gli stessi individui?! Forse la Democrazia, conquistato il potere legislativo, s'è straccata ed ha cessato di avanzare, di pervadere gli altri luoghi dello Stato?

Oh, nessuno tiri fuori la carta della professionalità. Che forse noi, qui fuori, noi che anzi abbiamo voluto rimanere al di fuori del calderone statale per ben sapere cosa vi avremmo trovato all'interno, che forse noi, cui mai è venuto in mente di monopolizzare anche solo un pezzettino della sacra Res Publica, non saremmo noi capaci di far meglio, dieci, cento, mille volte rispetto a coloro che invece non provarono alcuna remora a farsi membri di una casta di esseri autoritenentisi superiori agli altri?

E' terrificante tutto ciò. Pensare di cambiare le cose, di rinnovare l'andamento di un Comune, una Regione, un Paese o dell'Unione Europea cambiando solo coloro i quali sono al potere legislativo senza mai cambiare coloro i quali si sono impossessati, forti di una tragica distrazione collettiva, generale, perfino globale, di ogni altro luogo di potere pubblico, non è semplice ingenuità ma vera e propria follia. Il periodico ricambio è una imprenscindibile forma di igiene culturale, economica, politica e sociale ed è terribile che lo Stato italiano (insieme agli altri Stati nel mondo, ché pigramente poggiano la loro cultura sulla nostra) non si sia mai lavato e cambiato.

E preciso ancora: l'assunzione a tempo determinato, che altri potrebbero tirare in ballo, non ha nulla a che vedere col ritmico democratico rinnovo. I presenti precari, privi di sensibilità democratica, pervasi invece d'ideale tirannico, non vedono l'ora di farsi a loro volta membri della casta dei burocrati. Al contrario chi accetta il mandato temporaneo sa bene che proprio in ciò consiste democrazia: perché solo così il potente torna debole ed il debole diviene potente in una armonica rotazione sociale.

Gentile Direttrice, come avvenuto negli ultimi decenni, tristemente mi asterrò ancora dal voto. Da persona responsabile, con forte senso civico, etico e morale, non aspiro ad avere qualcuno al Governo che abbia promesso di curare certi interessi piuttosto che altri. I miei conterranei continuino pure, se vogliono, a sostenere la farsa di una Democrazia appena abbozzata, che ha solo lambito lo Stato toccandone l'apice ma lasciando immutato il resto dell'edificio, così com'era ai tempi del fascio. Chi desiderasse invece cambiar decisamente rotta mi trova ancora vivo e disponibile per una lotta, civile e pacifica, rinnovatrice fino all'ultimo posto d'impiego statale.

Grato, saluto,

Danilo D'Antonio

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