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Qual è la prima cosa che ci viene in mente quando sentiamo la parola “economia” Una parte di noi pensa subito a qualcosa di ingiusto e distruttivo, che dilapida patrimoni, causa disuguaglianza e disoccupazione, minaccia la tenuta degli Stati nazionali, diffonde insicurezza e paura del futuro. D’altronde l’ininterrotta serie di scandali, truffe e crimini di varia natura che la vedono protagonista non fa che darci ragione, portandoci però a conclusioni in parte errate.Nel corso della storia “l’economia” non ha portato solo a bolle di mercato, crisi devastanti e crolli improvvisi, debiti insostenibili, sfruttamento e imperialismo, ma è stato il principale fattore di sviluppo della civiltà. Il ruolo dell’economia è stato decisivo nell’invenzione della scrittura e nei primi fenomeni di urbanizzazione dell’antica Mesopotamia; nella nascita ed espansione della civiltà greco-romana; nell’ascesa e caduta delle dinastie imperiali cinesi; nelle spedizioni commerciali che hanno portato gli europei alla scoperta del Nuovo Mondo; nella Rivoluzione industriale e in molti altri momenti chiave della storia universale. L’economia infatti non è altro che una tecnologia e come qualunque altro strumento non è né buono né cattivo in sé, tutto dipende dall’uso che se ne fa.

Di questo si parlerà nell’incontro di presentazione del libro “Una nuova economia ecologica” della senatrice pugliese Patty L’Abbate(casa editrice Ambienteche sarà presentato lunedi 26 ottobrealle ore 11  in streaming  nell’ambito della XXV° Premio Borsellino Dialogheranno con le senatrice L’Abbate la dirigente scolastica dell’Istituto “De Cecco” di Pescara  Alessandra Di Pietro, e il Presidente nazionale del Parco del Gran Sasso Tommaso Navarra.

Il nuovo libro di Patty L’Abbate si basa sull’assioma che oggi serva inquadrare la nostra esistenza nell’ottica di un equilibrio migliore tra uomo e natura, tra mercati e legge, tra consumo privato e beni pubblici, tra giustizia sociale e produzioneIl volume affronta il tema della resilienza, in un’epoca in cui non ci sono confini tra natura e società e dove è “necessaria una nuova economia ecologica, un approccio sistemico di transizione per andare oltre il Covid-19, il cambiamento climatico e la crescente disuguaglianza all’interno del paradigma esistente.Il volume è pensato come testo base per studenti provenienti da settori scientifici, economici e gestionali e per i professionisti, ma è rivolto a tutti i  giovani. I concetti sono stati esemplificati per essere utilizzato in generale come strumento di educazione ambientale, una porta aperta per una progettualità futura, un orizzonte sulle professioni del domani. Il libro fornisce un supporto ai politici e ai cittadini che cercano legami tra sostenibilità e sviluppo, per emergere dall’emergenza e salvare l’economia e il pianeta.Da diversi decenni ormai – almeno dagli anni 70’- sappiamo che la nostra priorità deve essere quella di approdare ad un modello di sviluppo compatibile con i limiti fisici del nostro pianeta. Nonostante periodicamente si rinfocoli un qual certo negazionismo climatico di maniera, è già da tempo universalmente noto che la natura ci impone di smettere di scaricare su di essa e sulle prossime generazioni i costi della nostra esistenza. Viviamo, adesso, un’epoca di rapide trasformazioni strutturali come mai la storia dell’umanità ha visto prima: un magma di novità che abbraccia l’ambiente, gli aspetti demografici, tecnologici, politici, sociali ed economici e che sta modificando le vite di milioni di persone: è impensabile continuare a proporre come motore del cambiamento un modello di sviluppo novecentesco con i suoi acclarati limiti ambientali, sociali e finanziari. Per questo Patty L’Abbate, economista ecologico e senatrice della Repubblica, ha scritto il libro “Una nuova economia ecologica. Oltre i cambiamenti climatici ed il Covid-19”, che si basasull’assioma che oggi serva inquadrare la nostra esistenza nell’ottica di un equilibrio migliore tra uomo e natura, tra mercati e legge, tra consumo privato e beni pubblici, tra giustizia sociale e produzione. Correggere il fallimento dell’attuale modello economico è compito dei decisori ed è un risultato che può essere conseguito solo assegnando il giusto valore ai flussi nascosti di materia ed energia alla base dell’economia (e dello stile di vita della comunità) o intervenendo sulla mano invisibile del mercato con forze esterne, con una politica economica giusta, equa e sostenibile. 

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