La città torna a guardare sotto i propri passi e dentro le proprie case. Per la prima volta nella storia recente, Teramo propone un percorso unitario dedicato ai mosaici romani, capace di collegare siti già noti e visitabili con mosaici custoditi in contesti privati, normalmente non accessibili al pubblico. Un’occasione rara, che mira a restituire una lettura complessiva del patrimonio archeologico musivo dell’antica Interamnia Praetuttiorum.
L’iniziativa, promossa dall’Associazione culturale Aster – Alla ricerca dei tesori nascosti di Teramo ETS, è in programma oggi domenica 18 e domenica 25 gennaio, in orario mattutino, e si presenta come un evento di forte valore culturale per la città: non più frammenti separati, ma un racconto coerente, in grado di far emergere la ricchezza spesso invisibile dell’archeologia urbana.
Il percorso toccherà luoghi già inseriti nei circuiti di visita, come Palazzo Melatino e la Domus del Leone, affiancati in via del tutto straordinaria da una rete di ambienti privati che conservano mosaici di grande interesse storico e artistico: Domus dei Delfini, Domus di Bacco, Domus di Vico delle Ninfe, Domus di Circonvallazione Spalato. Una scelta che trasforma case e spazi solitamente chiusi in tasselli di un itinerario pubblico, rendendo fruibile un patrimonio finora riservato.
A guidare i partecipanti sarà il dott. Vincenzo Torrieri, archeologo e studioso del territorio, che accompagnerà il pubblico in una lettura scientifica ma accessibile dei contesti visitati, ricostruendo il tessuto urbano, sociale e simbolico della Teramo romana.
L’obiettivo dichiarato è chiaro: valorizzare il patrimonio archeologico diffuso, spesso poco conosciuto, e promuovere una nuova consapevolezza del ruolo che i mosaici hanno avuto nella storia e nell’identità cittadina. Un progetto che unisce ricerca, divulgazione e partecipazione e che punta a coinvolgere non solo i visitatori, ma anche scuole e comunità locale.
In un tempo in cui l’archeologia urbana rischia di restare confinata a singoli monumenti isolati, Teramo prova a cambiare prospettiva: mettere in relazione i luoghi, ricomporre le tracce, aprire varchi nel presente per raccontare ciò che resta del passato. E, ancora una volta, la città si rivela un luogo da riscoprire.

