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Si svolgerà a Roma il 12 febbraio prossimo, nella Sala Donat Cattin dell’Auditorium Via Rieti, a partire dalle ore 8.45, il convegno “La ricerca italiana per la sostenibilità della filiera del frumento duro”. L’evento scientifico di scala nazionale è stato programmato tra le attività di disseminazione dei PRIN, i progetti di rilevante interesse nazionale finanziati dal Ministero dell’Università e della Ricerca e dal PNRR, con l’obiettivo di valorizzare i risultati delle ricerche e favorire il trasferimento delle conoscenze agli operatori della filiera agroalimentare.
Il convegno rappresenta un momento di alta rilevanza del sistema della ricerca pubblica sul frumento duro che coinvolge 13 Dipartimenti universitari, 2 Istituti CNR, un Centro di ricerca CREA e oltre 100 ricercatori.
In questa rete di ricerca, il Dipartimento di Bioscienze e tecnologie agro-alimentari e ambientali dell’Università degli Studi di Teramo coordina il progetto SMABIODUR sull’impiego dei biostimolanti in frumento duro, focalizzato sul monitoraggio satellitare in continuo e la classificazione spaziale con strumenti avanzati di machine learning. Il Dipartimento, inoltre, partecipa al progetto NAMASTE-PCA sull’integrazione della gestione conservativa del suolo e delle tecnologie dell’agricoltura di precisione per ottimizzare la resa produttiva e la sostenibilità del sistema colturale.
Il convegno sottolinea l’ambizione dei partner coinvolti di superare i singoli obiettivi progettuali, attraverso l’integrazione delle competenze dei numerosi gruppi di ricerca che hanno operato con differenti approcci metodologici in diverse sedi territoriali, ponendo il fondamento del successo nella collaborazione scientifica per l’interpretazione e la valorizzazione delle innovazioni.
«Il potenziale impatto del convegno - spiega Michele Pisante, dell’Università di Teramo - travalica gli obiettivi di transizione ecologica e digitale a cui la ricerca scientifica contribuisce concretamente perché valorizza gli aspetti specialistici della modernizzazione del settore, la sostenibilità ambientale e la competitività dell’impresa cerealicola in un’ottica di filiera agroindustriale integrata. Ma non solo, attraverso la finalizzazione degli strumenti di incentivazione per l’aggregazione, di azioni sistemiche e coordinate alle politiche di sviluppo e coesione del Paese, l’evento potenzia le occasioni di confronto pubblico-privato. Un reale cambiamento di paradigma avvertito da tempo per offrire servizi di supporto all’innovazione e al trasferimento tecnologico, basati sulle reali esigenze delle imprese e dei territori, in cui si innesca un sistema virtuoso per rispondere alle emergenze e alle opportunità offerte dalle dinamiche di mercato e dagli orientamenti dei consumatori».