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DIURNO2Lacrime. Sono di due forme, le lacrime: quelle che fanno male al cuore, che sono lo scorrere triste della forma liquida di un dolore, e quelle che invece fanno bene al cuore, che sono il distillato purissimo di un’emozione che prende vita. Sul taccuino professionale del cronista, sono le prime che trovano spazio, quelle che fanno male, quelle che fanno notizia, quelle che raccontano di cronache di altrui dolori. Mai, trova spazio su quei taccuini il racconto delle altre lacrime. Anzi: quasi mai. Ripensavamo a Flaiano, ieri pomeriggio, nel vivere il nostro “quasi mai”, a quel suo aver distinto la vita degli uomini in quattro o cinque giornate che vale davvero la pena di vivere, e in tutte le altre destinate solo a fare volume.
Ecco, quella di ieri, è stata una di quelle quattro o cinque. Perché quella che doveva essere la cronaca facile di un evento semplice, il saggio dei “Ragazzi del Diurno”, ovvero il momento finale dell’attività ludico/terapeutica che svolgono gli assistiti dal Centro Diurno di Salute Mentale, è stata in realtà tutta un’altra cosa.
E’ stata un viaggio tra le lacrime. Di emozione.
Lacrime delle famiglie, di padri, di madri, di sorelle, che bagnavano silenziose gli sguardo di chi aveva cercato risposte senza trovarle e ora ne trovava migliaia tutte insieme. Lacrime degli operatori, dei medici, degli infermieri, dei volontari, di tutti quelli che ogni giorno condividono le ore dei “Ragazzi del Diurno” e le trasformano in momenti di vita diversa. E migliore. Lacrime loro, dei ragazzi, emozionati perché in quel saggio c’era il momento finale di un percorso fatto di tutto quello che è tanto semplice da diventare a volte impossibile, per chi deve combattere con i fantasmi della mente. Lacrime nostre, infine, di un cronista che sceglie di diventare parte della storia che racconta, perché una storia come questa non la puoi raccontare standone al di fuori.
E’ una storia di Italia migliore, di Sanità che funziona contro tutto e contro tutti, anche contro quel terremoto che ha tolto a questi ragazzi la loro “casa” in via Nicola Palma, costringendoli a ridefinirsi nei contorni di uno stanone grande ma troppo piccolo a Contrada Casalena. E’ la storia degli angeli del reparto: Franca Di Dante, Anita Di Giacinto, Anna Piera Chiarini, che piangono senza riuscire a trattenere neanche la più piccola delle emozioni, quando i loro ragazzi entrano a passi scanditi dalle note di un brano di Grease (guarda). E’ la storia di Ida De Laureti, la giovane dottoressa che cerca di sfuggire alle interviste, ma non sfugge alle lacrime, quando intuisce nel sorriso di una delle ragazze del diurno il senso di un viaggio che è anche viaggio di vita. E’ la storia di Nicola Serroni, il primario, che tenta di smorzare la commozione con una battuta, ma la voce lo tradisce.

E’ la storia di Graziella Cordone, infermiera neoletta consigliera comunale in odore di assessorato al sociale (e mai forse nella storia pubblica teramana un assessorato sarà stato affidato meglio), che qui per tutti è solo “Graziè” e piange mentre sente leggere un ragazzo che ha un vissuto di infinito dolore, ma su un foglio ha scritto di volerla vivere questa vita. E’ la storia dei volontari, di tanti che nell’ombra, per dare alle proprie vite un contenuto diverso, decidono di dedicare tempo ai “Ragazzi del Diurno”. Volontari , come Annarita Di Lorenzo, che fa del loro muoversi un passo di danza; come Nancy Fazzini che fa dei loro silenzi una voce in musica; come Franco Ruggeri, che sostiene con le sue note quella danza e quelle canzoni e come, infine, Margherita Adduci, che con il suo corso di scrittura creativa ha consentito ai ragazzi di esprimere pensieri e sensazioni che s’erano perdute tra le pieghe dei pensieri difficili.

Leggono, cantano, ballano, si riappropriano del loro spazio di vita, i ragazzi del Diurno, e questo saggio diventa, in un attimo, il luogo magico nel quale tutto quello che è stato il dolore (a volte un dolore inimmaginabile) sembra essere altrove. Adesso conta solo questo, l’emozione di questo saggio. E non contano più gli anni, il fatto che ci siano ventenni arrivati da pochi mesi o sessantenni in cura da anni, perché i “Ragazzi del Diurno” sono ragazzi e basta. E vogliono cantare, ballare, ridere e fare bella figura davanti ai loro familiari. Perché l’emozione si nutre anche di traguardi raggiunti. E mentre, durante un grande girotondo che coinvolge tutti (guarda), pensiamo allo sforzo immenso di un Centro che deve avere altri spazi e altri mezzi (Serroni annuncia un trasferimento, entro un anno, a Fonte della Noce.. incrociamo le dita), negli occhi di tutti si distillano le lacrime di una nuova emozione. Sta cantando un ragazzo che nella vita di tutti i giorni, praticamente non parla.

E’ una canzone di Renato Zero….” stringimi forte che nessuna notte è infinita”…

Grazie, di queste lacrime

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