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      PEPPONEDON Fin dalla nascita dell’inaspettata giunta D’Alberto nel giugno 2018, la politica teramana è andata in catalessi.

       In una specie di sonno della ragione dopo aver smarrito in una sola notte d’inizio estate la bussola che per decenni aveva indicato il consolidato sentiero del governo della città alla maggior parte dei politici teramani, sia di destra che di sinistra.

       Un sonno iniziato quando Gianguido D’Alberto, smentendo ogni previsione, venne eletto a sindaco di Teramo con una coalizione di liste civiche e del partito democratico.

       La città lo aveva premiato riconoscendogli un tratto distintivo e di rottura rispetto alla appena sconfitta della vecchia classe politica, chiaramente poco incline ai reali problemi dei cittadini e eccessivamente sensibile ai propri interessi e all’occupazione delle poltrone.

        Classe politica (si intenda destra e sinistra), quella notte di giugno, perse il sonno ma non perse il tempo per sgambettare con i soliti e collaudati mezzi di infimo politichese il rinnovamento promesso in campagna elettorale dal neosindaco.

        Un déjà-vu che nelle ultime settimane si è arricchito con l’arrivo sui cieli teramani di una strana (che poi strana non è) minacciosa perturbazione, composta da vecchi tromboni che non si danno per vinti dopo una vita intera a replicarsi dentro partiti mutanti da DC-PPI-Forza Italia, e da vecchi comunisti passati anch’essi attraverso innumerevoli mutazioni fino al partito democratico e al renziano nuovo di zecca Italia Viva.

            E già così basterebbe a gridare allo scandalo, ma a questa infausta perturbazione non hanno fatto mancare il loro appoggio presunti e veri giornalisti che lontani da ogni deontologia hanno gettato la maschera rivelando la loro vera faccia.

            Una faccia senza volto. Nullità belanti dietro al danaroso pifferaio che li guida.

            Anche costoro come i politici cui sopra hanno mutato pelle da paladini dell’informazione a cinici ed opportunisti disinformatori.

         E questi megafoni della disinformazione sono i peggiori e i più tristi della combriccola che da giorni minaccia tempesta sulla città.

           E questo è quanto. Sul sindaco D’Alberto si può e si deve solo dire che in poco più d’un anno e mezzo ha dato segno che la politica può ancora essere un servizio per i cittadini non un taxi preso a volo per i personali vantaggi o carriere.

         Se non fosse un fatto serio ci sarebbe da ridere pensando ai simpatici Don Camillo e Peppone e mandare tutti alla malora.

          Ma il fatto è serio e non si può tacere. Ai teramani d’ogni colore politico si chiede l’ultimo giudizio.

                                                                      CROCE DI TOLA

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