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Un corso di formazione organizzato dall’Associazione professionale Proteo Fare Sapere Abruzzo Molise, sull’indagine fatta  la primavera scorsa tra i docenti impegnati nella didattica a  distanza ( DaD). Il titolo esemplificativo “La scuola «restata a casa» Organizzazione, didattica e lavoro durante il lockdown per la pandemia di COVID-19”, richiama tutte le difficoltà nelle quali si sono trovati a lavorare i docenti e, probabilmente, si troveranno di nuovo se non cambia il quadro delle regole.

E’ stato un corso di formazione particolarmente partecipato. Sono intervenuti oltre 110 docenti. Ha introdotto i lavori Sergio Sorella, Presidente interregionale di Proteo, il quale ha  collocato il tema della DaD  sul versante del diritto all’istruzione che rischia di essere ridotto drasticamente  impoverendo ulteriormente la società ed aumentando le diseguaglianze sociali e culturali. Per questo occorre organizzare momenti di riflessione e di mobilitazione.

Ha poi relazionato il prof. Marcello Pedaci dell’Università di Teramo il quale ha illustrato l’inchiesta promossa dalla FLC CGIL, dalla Fondazione Di Vittorio e dalle università di Roma e di Teramo durante il periodo di lockdown, tra il 3 aprile e il 7 maggio. Il dato fondamentale che ci consegna la ricerca è che  la DaD non può sostituire la didattica in presenza.  Infatti la Dad ha avuto un impatto negativo sulle condizioni di lavoro per la maggior parte degli intervistati. C’è stato un aumento significativo degli impegni professionali che ha penalizzato soprattutto le donne rispetto agli uomini. I problemi sono stati maggiori dove  non c’è stato  coordinamento tra dirigenti e docenti rispetto a chi ha avuto modo di costruire relazioni più cooperative per fronteggiare l'emergenza. In molti casi la DaD è stata definita unilateralmente dal dirigente scolastico e dai suoi collaboratori, mancando la condivisione. Le iniziative di formazione per sostenere i docenti con dellecarenze maggiori sono state insufficienti  e, soprattutto nella scuola primaria, è mancata la formazione specifica. Ovviamente, la stragrande maggioranza dei docenti ha dovuto usare un proprio dispositivo, spesso condiviso con altri membri della famiglia.  Il dato allarmante è stato quello  che gli insegnanti intervistati hanno dichiarato che con la DaD più di un terzo gli studenti della propria classe non è stato raggiunto. 

Nel Mezzogiorno, e dunque anche nel territorio abruzzese e molisano, questi dati peggiorano. Ci sono stati problemi per raggiungere gli studenti dovuti sia a non adeguati  dispositivi fruibili nelle famiglie degli studenti, ma anche a difficoltà legate a fattori organizzativi, tipo l'infrastruttura tecnologica messa a disposizione.

In conclusione il prof. Pedaci, nell’invitare i docenti a rispondere ancora al questionario, in modo da avere dati  più ampi anche per l’Abruzzo e il Molise,  ha tracciato il seguente quadro riassuntivo:

  • gli insegnanti si sono «mobilitati» per assicurare la continuità della didattica, (riorganizzando spazi, dotandosi di attrezzature, ecc.); 
  • è  emerso però  un segmento che ha incontrato difficoltà importanti (Mezzogiorno, scuola infanzia/primaria); 
  • una larga maggioranza ha sperimentato un peggioramento di condizioni di lavoro (già non del tutto soddisfacenti), soprattutto aumento dei carichi di lavoro e peggioramento delle possibilità di conciliazione lavoro-vita; 
  • esperienze (e risultati) DaD molto diversificate, influenzate da fattori strutturali, organizzativi;
  • risultati migliori dove hanno prevalso modalità più partecipative nella definizione e implementazione della DaD – Modalità seguite però meno di frequente dalle scuole;
  • tanti insegnanti non hanno raggiunto «tutti» gli studenti – Tema della disuguaglianza tra studenti, famiglie;
  • didattica a distanza una soluzione necessaria per far fronte all’emergenza (contrastare la pandemia), ma inevitabilmente temporanea.

Anche la discussione successiva ha messo in evidenza la necessità di fare scuola a scuola e di attivarsi affinché gli studenti abbiano una buona istruzione e formazione che non può essere garantita con la DaD.

I lavori sono stati chiusi da Pino La Fratta, Coordinatore della FLC CGIL Abruzzo Molise, che ha ribadito l’impegno del sindacato a incalzare il Governo perché vengano affrontate le criticità che impediscono agli studenti di fare scuola in presenza ed ha proposto  una piattaforma di richieste  in merito alle regole contrattuali da stabilire in caso di ulteriore DaD, a partire dall’orario di lavoro, dalla sicurezza e dal diritto alla disconnessione.

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