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Rubrica saltuaria di satira mattutina Riuscito ritratto di Luigi Melchiorre Francesco Delfico Savinio De Filippis Pontianus detto Gigi, letterato e umanista. Gigì compì i suoi studi fra le migliori università del tempo; mostrò grandi doti nel campo della filosofia e imparò molte lingue, tra cui perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, l'aramaico, l'arabo, il francese e il teramano. Ebbe anche modo di stringere rapporti di amicizia con numerose personalità del tempo, poi divenne Priore e custode dell’Antica Biblioteca Aprutina, dedicando tutta la sua vita alla conservazione dei volumi e alla scrittura di alcuni saggi, poi divenuti fondamentali nella storia europea, quali “Tutti i libri che un Sindaco di Teramo dovrebbe leggere” in sei tomi, seguito da “Tutti i libri letti dai Sindaci di Teramo” (2 pagine manoscritte, una delle quali bianca). Ben presto divenne celebre in tutta Europa, anche grazie alla pubblicazione di un’opera che viene, ancora oggi, considerata paradigmatica, quale “L’assessore alla Cultura ci fa o ci è?”. I suoi scritti vennero presto in odio ai Signori dell’epoca i quali, benché non li avessero letti, li considerarono offensivi e, non appena la sorte offrì loro l’occasione, si vendicarono. In risposta alla lettera con la quale il Pontianus chiedeva più spazio per i libri della biblioteca, i signori lo trovarono liberando.. la stanza di Gigi. Colpito, ma certo non domo, dedicò ogni sua energia alla creazione di una nuova idea politica. Rischiò anche il processo per eresia, quando sostenne pubblicamente che un uomo politico dovesse almeno saper leggere, scrivere e far di conto. Fu tra gli ispiratori della famosa rivolta dei Gianguidisti che, nel primo ventennio del nuovo millennio, favorì la nascita di un movimento civico mai visto prima. Si racconta, che nel giorno della rivelazione fossero più di settanta i notabili locali che si fecero portatori dell’idea nuova, un gruppo così nutrito che colpì anche le altre fazioni. L’antica compagnia della Quaglia e del Gatto non commentò, ma si stupì; la corporazione dei Cavallari convocò tutti gli iscritti e si videro tutti e tre qualche minuto dopo; L’Accademia popolare della falce, del martello, della quercia, dell’ulivo e della margherita riunì le schiere, mentre L’allegra brigata delle Stelle gridò al gomblotto: «Se candidatura deve essere, sia di uno solo: non di Gian, di Guido e d’Alberto. Uno solo, così è scritto sul bignami della Costituzione».

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