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  Sua altezza serenissima il duca conte, grand uff, lup man Paolo Albi, duca di Cartecchio, Scapriano e Colleminuccio, erede al trono di Castagneto, barone di Piano della Lente, Priore della Chiesa albiniana di Travazzano, Conte di tutta Porta Romana compresa l’Antica cantina di Schillaci, è il nuovo vicepresidente dell’Unione Monarchica Italiana.Dunque, è tornato al primo amore. Dopo aver percorso tutto l’arco politico repubblicano, da destra a sinistra, essendo stato assessore del Centrodestra chiodiano e poi Candidato Sindaco del Centrosinistra post sperandesco, Paolo Albi ha deciso che l’unico modo per sopravvivere in una repubblica, è tornare alla monarchia. Basta con questa pletora di politici e politicanti, con questa triste passerella di eletti dal popolo in cerca di visibilità, se corte deve essere che non sia dei miracoli, ma di contorno alla corona. E poi, vuoi mettere che bello accogliere i dignitari esteri a Palazzo Reale, piuttosto che a Palazzo Madama. E i nomi? Vogliamo parlare dei nomi? Come pensate di poter confrontare un Renzi con un Gonzaga Borghese della Gherardesca o un Salvini con uno Sterpelloni Mazzanti vien dal Mare? La nomina di Albi a vicepresidente (a proposito, titolo sbagliato, la presidenza ha un’eco troppo democratica, sarebbe stato più giusto nominarlo viceré) comporta una serie di impegni gravosi, quali: puntare alla revisione dell’articolo 139 della Costituzione, che recita “La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale” ed è quindi impresa non da poco, così come dirimere la questione della successione al trono d’Italia. Da una parte, infatti, c’è Vittorio Emanuele con annesso Emanuele Filiberto, dall’altra il duca Amedeo di  Savoia Aosta. Trattasi di questione fondamentale: stabilire per quale linea dinastica si debba muovere la corona d’Italia. Albi sta col Duca Amedeo. ma in fondo, alla fine, è solo la storia di due fazioni che litigano per una poltrona, praticamente come in Parlamento. Nobili o plebei, dai cognomi blasonati o popolari poco conta, sempre italiani siamo..

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