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CONTETRISTE
Per uno strano scherzo del destino, insolito eppure frequente nel Paese della giustizia ad orologeria, alcuni nomi che fino a pochi giorni fa era pressoché impossibile sentire criticare si trovano ora associati a fatti nefandi, accusati di ignobili speculazioni sulle principali testate. Si tratta di uomini-chiave, sotto il profilo della gestione pandemica, del governo appena caduto, inattaccabili nei giorni in cui Conte ha detenuto i "pieni poteri": caduto il premier, i loro volti dilagano sulle fotografie che campeggiano accanto a titoli roboanti sui più noti quotidiani.
Come sempre avviene ad ogni intervento della Magistratura, l'opinione pubblica e il dibattito generalista si concentrano su una domanda soltanto: gli individui in questione sono innocenti o colpevoli? Quesito apparentemente logico, ma che sposta l'asse del discorso su un fronte giustizialista, poco interessante se paragonato alla vera questione politica: l'inchiesta della Procura, infatti, non fa che consegnare un'atroce spaccato non tanto della corruzione (spetta ai magistrati, eventualmente, accertarla), quanto della speculazione nazionale. Ed è quest'ultima a rendere possibile quella internazionale, dalla finanza alle multinazionali passando per le aziende farmaceutiche e quelle legate all'e-commerce, perché a questi soggetti è concesso penetrare in modo tanto invasivo nella compagine dell'imprenditoria italiana, anzitutto grazie alla connivenza interessata degli sciacalli nostrani.
Al di là infatti delle responsabilità sotto il profilo giudiziario, ciò che conta sotto quello politico è la prova, se mai ve ne fosse stato bisogno, come minimo di pressioni insistenti a carattere speculativo dietro i provvedimenti "emergenziali" che hanno distrutto le vite di milioni italiani.
Spinte che si sono associate, ed hanno anzi incentivato quello che sempre più sembra delinearsi come un progetto neoliberista di destabilizzazione che si è manifestato attraverso i DPCM, con tutte le terribili conseguenze sociali a cui abbiamo assistito, portato avanti, ormai in modo manifesto, dai soliti attori del mondo politico ed economico "globalizzato" o, più propriamente, "global".
Ma se la speculazione internazionale va di pari passo con quella nazionale e questa, a sua volta, emerge solo nei tempi e nei modi che caratterizzano la patria della giustizia ad orologeria, il Paese non può certo salvarlo Mario Draghi, neppure se avesse gli stessi poter di Clark Kent.
Può semmai traghettarlo verso una fase di apparente stabilizzazione, dietro la quale si celano (e neanche troppo) piani come quello della eliminazione del contante che puntano semmai a garantire la progressiva restituzione dei fondi da parte d'uno Stato che si è indebitato fino al collo.
Obblighi, quelli contratti dall'Italia, che sono andati a beneficio da un lato, com'è ovvio, dei creditori sovranazionali e dall'altro di alcuni produttori locali, mediante dinamiche che oggi sembrano emergere dalle intercettazioni, ma non solo.
Al di là infatti dell'esito delle indagini, è un fatto che i bonus monopattino e i banchi a rotelle siano sufficienti di per sé ad esemplificare la logica con la quale il governo Conte ha gettato la nazione nel baratro in cui attualmente si trova, a vantaggio di certe imprese oltre che delle multinazionali, della finanza internazionale, dell'e-commerce...
Il nostro, però, è un Paese che si regge sulle piccole e medie imprese, con prodotti unici al mondo, che rappresentano peraltro la parte più sana della economia italiana: ovvero, i soggetti più massacrati dalle operazioni speculative, nazionali e internazionali, che hanno caratterizzato le politiche economiche dei precedenti governi. E quello attuale? Finché c'è vita c'è speranza, verrebbe da dire: se non fosse che la parola stessa, ormai, evoca un'assenza di discontinuità che paradossalmente fa sperare ben poco, almeno se si guarda al cruciale Ministero della Salute..


Vincenzo di Nanna

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