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Tre anni fa come oggi, il 29 luglio 2020, iniziò la vertenza Betafence in provincia di Teramo. Una delle più pesanti, perchè il sito era perfettamente in salute. Una delle più “originali” nelle forme di battaglia sindacale pensati da Fim Cisl e Fiom Cgil: operai che si alternavano, mattina e sera, pur lavorando a turni, nei presidi davanti ai cancelli e che, finito il turno, erano pronti ad imbracciare una fiaccola e girare le principali piazze dei Comuni teramani al grido di “La Betafence non si tocca” e “Giù le mani dalla Betafence”. Tre anni fa come oggi, iniziava la vertenza di oltre 155 lavoratori ma anche di altrettante famiglie teramane. Una famiglia fatta di affitti, mutui, figli e futuro dietro ciascuna fiaccola accesa, in giro per la provincia, quell'estate del 2020. Fiaccolata dopo fiaccolata, manifestazione dopo manifestazione, striscione dopo striscione. Gli operai della Betafence sono andati ed arrivati ovunque, lanciando l'allarme e chiedendo a chi di dovere di fare qualcosa per scongiurare la chiusura del sito tortoretano. Unico e solo l'obiettivo di un'estate trascorsa a protestare, incuranti del caldo e di quelle mascherine: tenere accesi i riflettori sul destino di uno degli stabilimenti di una delle aziende leader a livello mondiale nella produzione di recinzioni ma che, secondo le decisioni della cabina di regia all'estero, doveva essere smantellato. Direzione? L'est europeo.

Il 29 luglio 2020, in una riunione, due referenti stranieri della Preasidiad illustrano cinque semplici slides al segretario provinciale della Fim Cisl, Marco Boccanera, all'allora segretario provinciale della Fiom Cgil, Mirco D'Ignazio (oggi coordinatore regionale INCA Cgil Abruzzo-Molise) ai due delegati Antonio Errico per la Fim Cisl e Gabriele Testardi per la Fiom Cgil. L'ultima slide è una sentenza: lo stabilimento di Tortoreto verrà soppresso.

La riunione si interrompe bruscamente, Boccanera e D'Ignazio coi loro delegati piombano tra gli operai in fabbrica e viene bloccata la produzione. “Si, sono trascorsi tre anni da quel giorno. Non abbiamo mai voluto far spegnere i riflettori sulla vertenza Betafence che ancora oggi si trascina, senza che arrivi alcun segnale di ripresa da parte della casa madre. Nulla...”, ricorda il segretario Fim Cisl. In tre anni, da 155 si è passati a circa 80 lavoratori. Molti si sono guardati intorno e hanno trovato lavoro in altre aziende. Altri continuano a credere che un'alternativa positiva ci sia alla chiusura definitiva del sito di Tortoreto. E i più giovani si preparano, da fine ottobre, a valutare di andar via. “In tre anni non abbiamo avuto mai l'onore di un confronto con l'ad della Preasidiad – ricorda ancora Boccanera, plaudendo alla decisione dell'assessore Pietro Quaresimale (proprio la Betafence fu, per lui, la primissima vertenza regionale) “di far saltare un tavolo per la mancata partecipazione della Casa madre, l'unica deputata a mettere nero su bianco, una volta per tutte, le intenzioni che ha sul sito teramano”.

29 luglio 2020-29 luglio 2023: tre anni di vertenza, tre anni senza una svolta. Nel mezzo le vite, come sempre, dei lavoratori e delle loro famiglie.

E il ricordo sfumato di ripetute passerelle politiche durate il tempo di ...una slide.

Paola Peluso

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