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316172367_10230693084857272_1076735883925706374_n.jpgÈ incapace di intendere e di volere, ma la sua pericolosità sociale è mitigata solo dal fatto che, in questo momento, si trova in una comunità terapeutica. È questa la decisione assunta dal giudice nel processo a carico di Alberto Garzarelli, il 56enne ex tabaccaio di Nereto, che a maggio prima sparò contro il consigliere provinciale Luciano Giansante ferendolo di striscio a una gamba e fermandosi solo perché l'arma si inceppò, poi rientrò a casa e si barricò nell'appartamento lanciando benzina contro due carabinieri. Nel processo, recepita la perizia del ctu, il giudice - come detto - ha riconosciuto l’incapacità di intendere e di volere e ha accertato la pericolosità sociale di Garzarelli, mitigata solo da fatto che si trova in comunità.  “In sede di discussione abbiamo rilevato il fatto che, incapacità o meno, le condotte del Garzarelli muovono da un presupposto il cui disvalore è intrinseco, ossia dal sentimento di avversione nei confronti delle istituzioni e della pubblica amministrazione - spiega l’avvocata Gloria Ciabattoni (foto) che rappresentava il consigliere provinciale Giansante - avversione che, con ogni probabilità, ha coltivato nel tempo, al punto da diventare punto focale del suo delirio paranoide. In ogni caso l'eteroaggressività mostrata è condizione ulteriormente preoccupante, non risultando, il Garzarelli, essere assolutamente in grado di autodeterminarsi e dunque autolimitarsi”. Sempre in virtù delle decisioni del giudice, il Garzarelli sarà sottoposto a nuova perizia tra tre anni, per accertare il perdurare o meno degli effetti della sua patologia.