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Ha timbrato oggi per l'ultima volta un Vigile storico, Marco Di Giandomemico. che lascia la Polizia Locale dopo una vita di servizio. A lui, abbiamo voluto dedicare un saluto particolare, quello di sua figlia Eugenia, nostra talentuosa collaboatrice. E un video.
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Papà la sai l ultima?
Quale
Oggi va in pensione Marco il Vigile!
E chi è?
Come chi è?! A Teramo lo conoscono tutti e la sua terrbile fama lo precede in lungo e in largo per tutta la provincia.
Piú in largo che in lungo, effettivamente, a bene gurdare il suo fisico minuto ma corpulento.
Nato Marco Di Giandomenico l'ultima decade di luglio del '62, a Crognaleto, un ridente paesino di montagna che affaccia sul Gran Sasso, per il quale non manca mai di dimostrare amore e devozione incondizionati, tanto che chiunque gli sia intorno rimane avvolto da questo affetto, diventa Marco il Vigile dal 1 settembre del 1993, indossando per la prima volta la divisa blu del corpo della Polizia Municipale del Comune di Teramo.
Ops. Locale, Polizia Locale, adesso si dice cosí.
Meglio correggersi in fretta, perchè appellarsi alla consuetudine dei nostalgici del passato di ritonfare spesso in abitudini sorpassate non pare una giustificazione sufficientemente valida per evitarsi una contravvenzione per uso improprio della lingua.
Ah, quante multe in quasi trent'anni di servizio ha lasciato Marco il Vigile, regali sicuramente poco graditi, sotto i tergicristalli dei parabrezza in divieto di sosta!
Quando era di turno con il maresciallo Barnabei tremava tutta la città: scrivevano implacabili e senza pietà! Erano davvero terribili insieme, terribilmente affiatati e divertenti, una coppia di amici prima di essere colleghi. In ufficio si erano trovati, come si suol dire, nonostante le diversità!
A casa di Marco il Vigile, quel vichingo biondo montoriese era un affettuoso "Zio Roberto", che cucinava i pranzi da portare al mare sotto l'ombrellone e a cena recitava le sue poesie in vernacolo. È stato merito suo l'invenzione del soprannome Marcozzetti Punti Perfetti, che spopolò ovunque e per parecchio tempo tra quelli che con Marco il Vigile avevano piú confidenza, poi abbreviato nella forma piú immediata di Marcozzi, che ancora sopravvive. Al comando, invece, lo chiamavano Ciccio Colonna, sorto dal quella simpatica cadenza romanesca e dall'antico cognome di famiglia - che ancora mi chiedo perchè non sia stato mantenuto...
Per la prima delle sue nipoti è stato da sempre lo "Zio Comandino", per via di quell'atteggiamento imperioso e autoritario, necessario per "fare la uardje".
Eh sí, Marco quel mestiere lo ha covato dentro e l'ha interiorizzato. Anche in borghese, gli viene ancora naturale mettersi in mezzo alla strada e smanettare per "far circolare il traffico" come faceva agli incroci delle scuole all'ora di punta o a Piazza Garibaldi, che con la pioggia non cammina mai. Quanti fischi e quanti improperi ai poveri automobilisti dai finestrini!
Certo che per fare l'agente e stare tra la gente di pazienza ce ne vuole e, a lui, ogni tanto gli scappa e si scalda e gli va in fumo la testa ed è meglio stargli lontano. Per fortuna, ha la memoria corta e si dimentica subito di cosa l'ha fatto incendiare. E pure dei nomi! Quante volte in sua compagnia è capitato di chiedergli "chi era quello che hai salutato?": la sua risposta rimaneva sempre la stessa domanda retorica "E chi se n'arcord?". Però, le vie se le ricorda tutte! Marco il Vigile registra cosí i conoscenti, in base alla residenza. Deformazione professionale.
E mica ne conosce poca, di gente!
Passeggiare insieme a lui significa uscire prepararati mentalmente a una via Crucis si saluti infinita ed estenuante. Il Corso di Teramo, che agli occhi di una bambina sembrava cosí maestoso, mentre crescendo è andato via via rimpicciolendosi perdendo di magnificenza e prestigio, mi ricordo, era impraticabile accanto a Marco il Vigile il sabato pomeriggio o la domenica mattina, quando brulicava di passanti. Ma che figata alle sfilate della Coppa Interamnia sentirlo rombare sulla Moto Guzzi bianca e azzurra, in coppia con lo zio Roberto, Albertone, Ezio Villani, Fiorile.
Se l'è comprata, lo sapete?
Una Moto Guzzi vintage uguale uguale a quella che usava da giovane al Comando. Solo che oggi non la monta piú indossando quegli stivaloni di cuoio nero, grossi e pesanti, alti fino al ginocchio con due righe di filo bordeaux e blu che correvano parellele alla cerniera interna, sull'altro lato, in verticale per tutta la lunghezza, ma si rompe le scarpe con il cambio.
A dispetto di quel caratteraccio un po' burbero e barboso, Marco il Vigile è una comica, un vero soggettone!
Con il sorrisetto birbone, lo sguardo vispo e la battuta pronta gli basta un attimo per mettere a festa e portare allegria.
Almeno finchè non crolla addormentato come Snorlax.
A quel punto, svegliarlo diventa un'impresa da eroi. La maggior parte delle volte, la sveglia per i turni di mattina arrivava direttamente dalle chiamate dei colleghi, che alle 8:05/10, non vedendolo arrivare, sapevano già di trovarlo ancora a dormire da qualche parte: al letto, ma pure sul divano, appoggiato a una sedia o addirittura in macchina. E allora, tutto trafelato, si alzava per volare al lavoro su un'adorabile 50 special azzurro zucchero filato. Eh già, è dolce a modo suo, Marco il Vigile, somiglia a un Mon Chèrie, i suoi cioccolatini preferiti: scorza dura e croccante, cuore morbido a goloso. Si trasformava in un Pocket Coffee durante le tornate elettorali, correndo energicamente piú a desta che a manca per Lino Silvino prima, Paolo Gatti poi e oggi pure per quella sua tremenda figlia maggiore, senza arte nè parte, che una ne pensa e cento ne fa.
Ma sua figlia, forse cosí ribelle perchè cresciuta tanto a contatto con ordine e regole da esserne finita totalmente indifferente, è solo uno dei traumi e danni subiti e procurati in 63 anni di vita e 32 in servizio: l'hanno investito persino... Cavaliere della Repubblica Italiana!
Vestire quella divisa, per Marco il Vigile non è stata solo una questione d'onore e d'orgoglio, ma una gioiosa propensione che a San Sebastiano lo trascinava in Duomo in prima fila e alta uniforme, ed ogni 25 aprile rallegrava l'ufficio con i pasticcini della San Marco per il suo onomastico.
È stata una casa e una famiglia il Comando di Polizia Municipale, con Oscarino, Glauco, Tiziana, De Nardis, Peppone, Di Salvo, Foracappa, Lucia, Di Rocco e gli altri, che ha visto passare per quelle porte e il cambio della guardia tanti agenti e i loro figli crescere aspettando le 14 per lo smonto, usciti da scuola.
Marzo si chiude lunedí 31 e Marco il Vigile timbra l'uscita per l'ultima volta. Quasi trent'anni di quell'apposizione che gli si è cucita addosso sono una vita intera da raccontare per chi come l'ha vissuto tanto da vicino.
E se Marco il Vigile ha finito di sorvegliare i Consigli Comunali, Marco resta ancora mio padre.
EUGENIA