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Screenshot_2025-08-29_alle_14.06.29.pngScreenshot_2025-08-29_alle_14.08.18.pngHotel Miramonti, storia molto italiana, paradossale e curiosa, di una rinascita mancata, tra futuro bellissimo e presente bruttissimo, sommersa da una valanga di carte bollate. 
Cominciamo dall’inizio: c’era una volta l’Hotel Miramonti, uno dei più grandi e frequentati dei Prati di Tivo, quando ai Prati s’andava ancora a sciare e quando addirittura, sulle nostre nevi venivano le starlette del momento, come Carmen Russo, a girare qualche commedia all’italiana. Poi, il lento declino, il tempo che passa, gli impianti che si fermano e gli hotel che chiudono.
 Anche il Miramonti, condannato all’oblìo, tra passaggi di proprietà e rinascite annunciate, ma poi ogni volta mancate, fino a quando, nell’aprile dei 2024, a seguito di un’asta, il Miramonti passa dalla Bon Hoff sro di Praga, dell’imprenditore Aldo Lotti, alla Felicioni - Di Febo & c.
 All’atto del passaggio di proprietà, che riguardava la sola struttura, all’interno dell’Hotel c’erano ancora tutti gli arredi, i mobili Anni ’70, i letti delle stanze, i tavoli del ristorante, che non rientravano nell’oggetto dell’asta. Il 5 maggio dell’anno scorsom, quindi, vecchio e nuovo proprietario firmano un accordo, che prevedeva la liberazione dell’immobile da parte della Bon Hoff entro il 31 maggio, altrimenti avrebbe provveduto alla rimozione di tutti gli arredi il nuovo proprietario, che aveva anche l’esigenza di avviare i lavori di ristrutturazione dell’immobile, avendo anche già sottoscritto un contratto da 200mila euro l’anno con una società interessata alla futura gestione del Nuovo Miramonti. 
Tutto deciso, dunque? No.
«A quel punto è iniziata una fitta corrispondenza tra la Bon Hoff e la Felicioni Di Febo - spiega il legale della stessa nuova proprietà, l’avvocato Patrizia Mastrogiorgio - nella quale il nuovo proprietario ha tentato ogni possibile strada per consentire la liberazione dell’immobile, concedendo nuove scadenze, stabilendo cronoprogrammi, ma senza risolvere il problema, visto che poi nessuno si presentava per portare via i mobili».
Intanto, il tempo passa, i lavori non partono, l’hotel non si può dare in gestione e la Felicioni - Di Febo & C. si ritrova con un danno doppio: la mancata valorizzazione del bene e il mancato incasso della gestione.
E come se non bastasse, al danno si unisce la beffa.
«Visto che non lo liberavano, abbiamo anche ventilato la possibilità di pretendere un deposito cauzionale per tutto il materlale lasciato in hotel, ma per tutta risposta a giugno abbiamo ricevuto l’invito ad una mediazione, perché la Bon Hoff ha chiesto 50mila euro per cedere tutto il mobilio alla Felicioni - Di Febo - racconta l’avvocata Mastrogiorgio - ci siamo visti costretti a rispondere con una domanda riconvenzionale da 200mila euro per tutti i danni provocati dalla mancata rimozione degli arredi».
E siccome non c’è mai fine al peggio…
«L’Hotel è stato nuovamente vandalizzato a Ferragosto, sono entrati, hanno spaccato, danneggiato… le porte di ingresso sono scardinate… è necessario procedere al più presto ai lavori - conclude l’avvocata Mastrogiorgio - e solo pochi giorni prima avevamo scritto alla Bon Hoff, invitandola ancora una volta allo sgombero dell’immobile».
Senza soluzione. 
E adesso? Si aspetta la mediazione, a settembre, nella quale il giudice dovrà decidere chi abbia ragione…


ELISABETTA DI CARLO