Torna al centro del dibattito la vecchia ipotesi di una strada che collegherebbe direttamente il casello autostradale A24 di Colledara–San Gabriele con i Prati di Tivo. Un progetto che riproporrebbe il tracciato già discusso in passato, passando per Forca di Valle (Isola del Gran Sasso) fino all’area di Cima Alta, in una zona di altissimo valore ambientale. L’opera, denunciano le associazioni ambientaliste, intaccherebbe siti protetti dal Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e dalla rete Natura 2000 dell’Unione Europea, trasformando e deturpando un’area attrattiva per escursionisti e turisti. Già in passato il tracciato era stato giudicato “insostenibile e non sicuro”, ben prima della nascita del Parco. “Si continuano a ipotizzare opere in contrasto con normative vigenti da oltre trent’anni – scrivono il Comitato locale Sant’Andrea, Mountain Wilderness Abruzzo e WWF Teramo – mentre si spendono centinaia di migliaia di euro in progettazioni e si prevede di investirne più di 19 milioni, quando i centri montani vengono privati dei servizi essenziali”. Secondo gli ambientalisti, il caso dei Prati di Tivo rappresenta “un fallimento collettivo”, frutto di scelte sbagliate da parte della politica locale: “Abbiamo assistito a milioni di fondi pubblici spesi in opere inutili, come la cabinovia mai entrata in funzione o il sistema di protezione valanghe deteriorato prima ancora di essere utilizzato”. Il tema, ribadiscono le associazioni, non è ridurre i tempi di percorrenza per raggiungere i Prati bypassando i borghi storici, ma capire come rilanciare la montagna teramana con un modello diverso: “Il turismo mordi e fuggi è morto da decenni e non lascia nulla se non distruzione di ambienti tutelati. La montagna non può diventare il parcheggio di un centro commerciale raggiungibile in pochi minuti: bisogna ripensare cosa offrire una volta arrivati ai Prati”. Gli ambientalisti criticano anche le alternative ventilate negli anni, come la cremagliera, una strada per soli mezzi elettrici o la funivia da Montorio al Vomano: “Sono cattedrali nel deserto. Il vero problema è che il modello dello sci di massa, già in crisi e aggravato dai cambiamenti climatici, non è più sostenibile. Servono idee nuove, capaci di dare futuro e sviluppo alle comunità della montagna”.