Nel 1957 il compositore Guido Albanese, sull’onda del successo del suo “Vola, vola, vola”, (al Festival di Parigi del 1953 con l’esecuzione di Gino Latilla e Carla Boni, e nello stesso anno con una incisione su disco di Claudio Villa) tentò di far accettare dalla Rai (ancora solo radiofonica) una programmazione di canzoni popolari abruzzesi, non solo sue, proprio in un momento in cui l’interesse per le Maggiolate ortonesi era quasi completamente scemato, ma intanto il coro stabile del Teatro Colon di Buenos Aires inseriva nel suo repertorio quattro delle sue più belle canzoni. Albanese andò incontro, nel rapporto con la direzione della Rai, favorito dal’essere fin dal 1930 un dipendente della sede Siae di Roma e poi sempre nello stesso anno promosso Ispettore Capo Musicale) ad una serie di illusioni e di disillusioni, che si trova dettagliatamente documentata in un suo carteggio con Antonio Di Jorio, al quale il 16 marzo 1957 scriveva di essere stato convocato presso la Direzione della RAI, che gli aveva chiesto un elenco di canzoni del repertorio di Ortona, Vasto e Teramo, un primo gruppo do canzoni per canto e pianoforte, i programmi della Maggiolate passate e notizie varie, precisando però che nessun impegno veniva preso prima di aver visionato quanto richiesto riservandosi di decidere sulle modalità di esecuzione (coro, orchestra, orchestrina, pochi o pochi sismi strumenti). Di Jorio, pur essendo più tradizionalista rispetto ad Albanese, si lasciò entusiasmare dalla notizia datagli dall’amico Albanese e si fece anche lui non poche illusioni, scrivendo, però, che non gli piaceva che si riportassero in ballo i soliti cori, più o meno buoni, più o meno perfetti. Ribadendo che occorreva entrare in RAI con una veste degna. Sarebbe stato indecoroso per la canzone abruzzese presentarsi con i soliti cori dilettantistici e addirittura immorale che alcune canzoni d’autore abruzzesi fossero eseguite da un coretto locale mentre altre avessero interpreti noti come Nilla Pizzi o dall’orchestra di Cinico Angelini. Occorreva puntare ad un unico complesso radiofonico per tutti gli autori abruzzesi. Si diceva disposto a parlare direttamente anche lui con la direzione della Rai. La questione sollevata da Di Jorio era di antica data, basata sul creduto necessario superamento della coralità delle canzoni abruzzesi (che si riteneva fosse giustificata dalle loro ascendenze), ritenuto un limite alla loro affermazione a fronte della voce solista, seguita dall’intervento corale come risposta usata nelle altre canzoni regionali, come ad esempio quelle napoletane. Secondo Di Jorio anche la canzone popolare abruzzese doveva superare il limite dell’esecuzione sola da parte di cori regionali, mossi solo da una certa “tribalità” ma non supportati da una sufficiente qualità, garantita invece da interpreti solisti assai conosciuti dal grosso pubblico degli ascoltatori radiofonici, ai quali si doveva una diffusione e un successo nazionali. Albanese, che condivideva solo in parte la posizione di Di Jorio, accampava la difficoltà di identificare il dialetto abruzzese in un’unica e riconoscibile “parlata”, ma era costretto a riconoscere che il successo del suo “Vola vola vola”, era venuto a Parigi proprio da una esecuzione solistica e in Italia da una fortunata incisione di Claudio Villa. Il successivo scambio epistolare tra Albanese e Di Jorio rivela una crescente difficoltà di rapporto con la burocrazia della Rai, che portò ad un primo fallimento e sconforto. L’11 luglio Albanese comunicava a Di Jorio che le porte della Rai si erano chiuse, e per ora non era possibile nemmeno essere ricevuti.
Le speranze si riaprirono nel mese di dicembre dello stesso anno, quando la direzione della Rai finalmente convocò Albanese invitandolo a presentarsi con il “bagaglio sonoro”, ma soprattutto quando “Vola vola vola” vinse al Politeama di Palermo la finale del concorso regionale “Voci volti della fortuna”, con la regia di Lino Procacci e la conduzione di Enzo Tortora e Silvio Noto. Albanese, che face anche un’apparizione in televisione e venne intervistato da Silvio Noto, si propose di chiedere un orario periodico per la messa in onda in Rai di canzoni abruzzesi, interpretate dai migliori complessi, sia solistici che corali. Le illusioni e le speranze si trascinarono per tutto il 1958, mentre intanto Albanese accusava progressivi e sempre più fastidiosi problemi agli occhi causati da una emorragia retinica oltre che alcune preoccupazioni di carattere economico legate al suo prossimo pensionamento. Nel mese di giugno arrivò per Albanese un ennesimo appuntamento presso la direzione della Rai, il cui comportamento egli qualificava come “schifosamente esasperante”, venne illuso con la promessa della messa in onda di alcune canzoni sue e di Di Jorio. Seguì una infinita serie di altri appuntamenti e disdette, e, annota Albanese, uno spreco di telefonate senza esito, finalmente un primo elenco di canzoni scelte per la messa in onda da parte di complessi coristici, al che Albanese contropropose una esecuzione a volta corale a volte con solisti ottimi e ottime orchestre. Entrambi, sia Albanese che Di Jorio, si affannavano per l’organizzazione di altre Maggiolate’, affrontando non poche difficoltà, il primo ebbe la soddisfazione di essere chiamato a far parte della commissione selezionatrice delle canzoni per il Festival di Sanremo del 1960. Ma le onde della Rai si aprirono solo per quanto riguardava la radio, non la televisione, e solo quella regionale, da parte della sede di Pescara.
La battaglia per portare sulla Rai (radiofonica) nazionale e poi in televisione la canzone popolare abruzzese venne sostanzialmente persa e terminò con una cocente sconfitta. Dal 1961 iniziò per Guido Albanese un progressivo distacco dalle attività musicali. Ma nel 1965 il suo “Vola vola vola” conobbe un altro successo televisivo, nella trasmissione “La prova del 9” abbinata alla lotteria di Capodanno, con la regia di Piero Turchetti e la conduzione di Corrado e delle gemelle Kessler. Albanese inviò una lettera di ringraziamento ad un funzionario Rai il 29 novembre 1965, scrivendo che “Vola vola vola” non era ormai più sua, ma “nostra, nazionale ed anche internazionale”. Chiese invano che la canzone fosse eseguita nella trasmissione dell’8 dicembre completando il movimento di mazurka, perché tale era, con 6 coppie e almeno 6 costumi venuti dall’Abruzzo. Non venne accontentato. Morì pochi giorni dopo, la mattina del 6 gennaio 1966, per un infarto, dopo aver acquistato un profumo quale dono per la Befana alla seconda sua figlia, Fausta.
La battaglia per portare la canzone popolare abruzzese in RAI, persa da Albanese, la sta vincendo Melozzi con “La Notte de serpenti”, guadagnandosi addirittura la prima serata, con i conseguenti e relativi ottimi indici di ascolto. Quello che invano tentò Albanese, portare la canzone popolare abruzzese oltre i confini, è riuscito a Melozzi, al quale, mentre al primo non furono sufficienti i rapporti conseguiti con il suolo ruolo in Siae, sono risultati proficui quelli da lui conseguiti meritatamente con le nove partecipazioni al festival di Sanremo, con una direzione artistica della Notte della Taranta, ma anche con la sua variegata esperienza di direttore non solo di musica pop, ma anche classica. Ogni dibattito tra i sostenitori di una conservazione ostinata della tradizione corale e quanti sono convinti di dover dare “le ali” alla canzone popolare abruzzese per farsi conoscere anche fuori regione, sprovincializzandosi, è diventato vuoto ed inutile, mentre in Salento ancora persiste, non essendo stato ancora sciolto un nodo che in Abruzzo è stato sciolto felicemente.
Elso Simone Serpentini*
* Tutta la questione viene esemplarmente riportata dal compianto Francesco Sanvitale (1955-2015) nel suo libro “Le avarizie della fortuna. Guido Albanese musicista popolare”, EDT, Istituto Nazionale Tostiano, 1999.