C’era un tempo, nel cuore di giugno, in cui l’aria del Gran Sasso scendeva a rinfrescare i vicoli di Teramo, portando con sé l’odore delle erbe bagnate dalla guazza di San Giovanni. In quel chiarore magico, tra il rito e la memoria, si riscopriva il gesto antico del comparatico a fiori. Non era solo un mazzo di petali selvatici raccolto nei campi; era una promessa silenziosa, un ponte gettato tra due anime che sceglievano di farsi famiglia senza legami di sangue. Un'amicizia che, attraverso il dono, diventava sacra, inviolabile, eterna. Attraverso le parole appassionate di Clem Cimini e la matita sapiente di suo padre Vincenzo Cimini, torniamo a sfogliare quell’album di tradizioni che profuma di ginestre e di lealtà. In questa puntata di Era Teramo, le immagini si fanno memoria viva: ogni tratto del disegno è un ricordo che riaffiora, ogni parola un filo che ci riconnette alla nostra terra e a quel "voi" sussurrato con rispetto davanti a un mazzolino di fiori. Lasciamoci guidare in questo viaggio nel tempo, dove il folklore non è polvere, ma linfa vitale della nostra identità.
ELSO SIMONE SERPENTINI

