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Undici operatori e operatrici del Call Center della ASL di Teramo lanciano un appello alla Regione Abruzzo e alle istituzioni competenti per salvaguardare il proprio posto di lavoro, messo seriamente a rischio a seguito del recente cambio di appalto del servizio CUP e Call Center. Dal 2 gennaio, infatti, i lavoratori sono costretti a raggiungere quotidianamente, con mezzi propri, la nuova sede di lavoro situata in via Circonvallazione Ragusa 45 a Teramo, affrontando circa 250 chilometri complessivi al giorno tra andata e ritorno. Un sacrificio insostenibile, soprattutto se rapportato a contratti part-time con stipendi compresi tra i 600 e i 900 euro mensili. Fino al 31 dicembre, e dal maggio 2021, data di avvio del servizio di Call Center della ASL di Teramo, l’attività veniva regolarmente svolta presso la sede di Treglio (CH), dove tuttora operano il Call Center della ASL di Pescara e quello della ASL Lanciano-Vasto-Chieti. Lo spostamento della sede, avvenuto in concomitanza con il cambio di appalto dal precedente operatore (GPI – Tutor Sgs – In Opera) al nuovo raggruppamento (CNS – Multiservice Sud – GSM – Nuovo Futuro), viene ricondotto dai lavoratori a una scelta della ASL di Teramo e quindi della Regione Abruzzo, e non a una decisione aziendale, considerato che la nuova società ha dovuto sostenere costi aggiuntivi per l’apertura di una nuova sede. Un confronto con altre realtà regionali rende la situazione ancora più evidente: il Call Center della ASL di Pescara, infatti, non è stato spostato in occasione del cambio di appalto ed è rimasto nella sede di Treglio. Inizialmente 13, oggi i lavoratori coinvolti sono 10: due colleghe hanno già rinunciato alla firma del nuovo contratto, non riuscendo a sostenere i lunghi spostamenti quotidiani dalle loro città di residenza (Fossacesia, Lanciano, Vasto, Atessa, Archi, Ortona) verso Teramo. Tra i lavoratori rimasti vi sono genitori con figli piccoli, persone appartenenti alle categorie protette e soggetti con situazioni familiari fragili. La nuova organizzazione del lavoro, inoltre, non consente la condivisione dei viaggi a causa di turnazioni differenziate, aumentando ulteriormente i costi legati a carburante, pedaggi e parcheggi. “Se la situazione dovesse rimanere invariata – spiegano – anche noi saremo costretti, nostro malgrado, ad abbandonare progressivamente un lavoro che svolgiamo con professionalità e dedizione dal 2021”. I lavoratori chiedono quindi un intervento urgente della Regione Abruzzo e dell’Assessorato alla Sanità, richiamando l’attenzione già dimostrata in altre vertenze occupazionali regionali. Tra le possibili soluzioni proposte, il riassorbimento presso le casse CUP o i Call Center delle ASL di Pescara o Lanciano-Vasto-Chieti, sottolineando che il costo di 10 lavoratori part-time non rappresenterebbe un aggravio significativo per i bilanci pubblici. “Chiediamo solo di poter continuare a lavorare – concludono – confidando nel senso di responsabilità delle istituzioni. Perché, come dice un noto proverbio, volere è potere”