
Una conferenza stampa convocata prima della riunione della commissione per «fare chiarezza su un tema delicato che tocca il cuore delle famiglie: il lavoro». Così il presidente della Camillo D’Angelo ha risposto alle critiche mosse dall’opposizione della “forza del territorio” sulle recenti assunzioni effettuate dall’ente provinciale, in particolare sull’utilizzo di una graduatoria del Comune di Valle Castellana, di cui D’Angelo è anche sindaco. Al centro delle contestazioni, l’accusa di aver “attinto” a una graduatoria comunale per favorire assunzioni a carattere politico. Un’ipotesi respinta con decisione dal presidente: «La Provincia di Teramo ha dato lavoro a oltre 150 persone attraverso concorsi, attingimenti e scambi di graduatorie con enti di ogni colore politico, della provincia, della regione e anche fuori regione. Tutto avviene nel rispetto di un regolamento e delle norme vigenti: non decide il presidente, ma i dirigenti». Entrando nel merito del caso Valle Castellana, D’Angelo ha ricordato che si trattava di un concorso pubblico con oltre 80 partecipanti, più di 20 donne e 14 assunti. «Prima di ricorrere a quella graduatoria – ha spiegato – la richiesta è stata inoltrata a tutti gli enti, come avviene sempre. Parlare di “marchette” significa ignorare le procedure». Il presidente ha poi attaccato duramente il metodo scelto da alcuni esponenti di Fratelli d’Italia, accusati di aver fatto nomi e cognomi: «Mi chiedo dove fossero quando venivano assunti figli di assessori regionali, mogli di consiglieri o ex presidenti nello staff di amministratori dello stesso partito. Potrei fare centinaia di esempi, ma questo non è il modo di fare politica». Tra i casi citati, anche quello del vicesindaco di Roseto degli Abruzzi, presente in una graduatoria provinciale del 2023: «Se fosse stata davvero una scelta politica – ha sottolineato D’Angelo – avremmo attinto da quella. Invece è stata utilizzata un’altra graduatoria, persino part-time. Infangare così una persona è di un livello politico bassissimo». L’obiettivo, ha ribadito il presidente, resta quello di riportare «il nome della Provincia di Teramo ai vertici per qualità amministrativa», evitando uno scontro basato sulla gogna mediatica: «Dobbiamo discutere delle opportunità create, delle assunzioni di cantonieri, funzionari e dirigenti, non di chi porta un cognome o ha avuto un incarico politico. Se il livello dello scontro deve essere questo, potremmo fare un settimanale con un nome a settimana per i prossimi 30 anni. Non conviene a nessuno. Serve tornare a parlare di politica, di territorio e di progetti, non scendere a questo basso livello».

