
«Non siamo cittadini di serie B». È questo il grido che si alza dagli studenti del Liceo Scientifico Delfico, protagonisti di una protesta che denuncia una gestione dell’emergenza giudicata discriminatoria e penalizzante.
Dopo il sequestro dell’edificio storico del Delfico, per molti studenti è iniziato un vero e proprio calvario fatto di spostamenti continui e soluzioni provvisorie: prima i turni pomeridiani all’Einstein, poi il trasferimento al Forti, quindi al Consorzio di viale Mazzini, fino all’attuale collocazione presso il MUSP della Cona. Un percorso definito “incredibile”, soprattutto se confrontato con quello di altri istituti che hanno ottenuto sistemazioni rapide e considerate dignitose, come il Forti e il Pascal.
UN DISAGIO CHE VA OLTRE LA LOGISTICA
Le difficoltà, spiegano gli studenti, non sono semplici disagi momentanei ma incidono direttamente sul diritto allo studio. L’assenza di un atrio elimina ogni spazio di socialità, oggi ritenuto fondamentale anche per il benessere psicologico dopo gli anni segnati dall’emergenza Covid.
«Ci viene chiesto di rinunciare ai cellulari in nome della socializzazione – denunciano – ma non ci viene offerto alcun luogo in cui incontrarci: solo corridoi angusti e nessuno spazio comune».
A questo si aggiungono le difficoltà burocratiche legate alla distanza fisica dalla segreteria e dai docenti, ospitati in altri edifici: ottenere un permesso urgente o risolvere una necessità amministrativa diventa complicato, se non impossibile. Mancano inoltre servizi di base come un bar o un punto ristoro, elementi considerati parte integrante della normale vita scolastica.
LA FERITA PIÙ PROFONDA: NON ESSERE ASCOLTATI
Ma, sottolineano gli studenti, il problema più grave non è materiale. È sentirsi invisibili. È la sensazione di non essere ascoltati da chi dovrebbe garantire pari diritti.
Perché – si chiedono – sempre le stesse classi vengono penalizzate? Perché il Liceo Scientifico continua a “peregrinare” mentre il Classico ha trovato una sistemazione stabile? Gli studenti hanno forse un valore diverso? Le responsabilità delle dirigenze sono forse differenti?
Gli studenti raccontano di aver tentato il dialogo e di aver avanzato proposte, come una possibile rotazione delle classi nelle sedi più disagiate, per distribuire equamente i sacrifici. La risposta ricevuta, però, sarebbe stata un netto rifiuto, senza confronto né spiegazioni.
QUALE LEZIONE CI STATE INSEGNANDO?
«Ci dite che saremo i dirigenti e i cittadini del futuro – scrivono – ma quale esempio ci state dando? Che comandare significa decidere senza ascoltare? Che il dialogo è un privilegio di pochi? Che alcune persone valgono più di altre?».
Gli studenti ricordano di aver scelto il Delfico consapevolmente e di essere rimasti nonostante la perdita dell’edificio storico, confidando in una comunità scolastica capace di prendersi cura di loro. «Se però vengono meno l’ascolto e la cura – avvertono – allora la Scuola smette di essere tale».
UN INDIRIZZO SENZA STRUMENTI
Particolarmente critica la situazione per l’indirizzo di Scienze Applicate: niente laboratori, niente palestra, nessun atrio e, secondo gli studenti, nessun sostegno concreto nella difesa del diritto a un’istruzione adeguata.
«Come si possono studiare le scienze applicate senza poter applicare nulla? Come si può parlare di metodo scientifico senza sperimentazione?».
LA RICHIESTA: DIGNITÀ ED EQUITÀ
La richiesta finale è chiara e netta. Nessun privilegio, nessuna pretesa irrealistica. Gli studenti chiedono equità nella gestione dell’emergenza, una distribuzione più giusta dei disagi, ascolto reale e partecipazione alle decisioni che incidono sulla loro vita scolastica quotidiana.
«Chiediamo di essere trattati come cittadini con pari dignità – concludono – non come studenti di serie B. Vogliamo essere ascoltati, meritiamo rispetto e abbiamo diritto a un’istruzione degna di questo nome».

