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MonicaBrandiferri
Ospitiamo con piacere e interesse questo intervento
della consigliera di parità della Provincia di Teramo
e supplente della Regione Abruzzo, Monica Brandiferri:

La vicenda riguarda la procedura di designazione della Consigliera di Parità regionale in Abruzzo, avviata nel dicembre 2024 e protrattasi per oltre un anno, senza giungere a conclusione, fino al suo annullamento in autotutela e alla successiva ripubblicazione di un nuovo avviso.
Il primo bando viene pubblicato nel dicembre 2024 e, nel gennaio 2025, viene ripubblicato con la motivazione che non avrebbe avuto sufficiente visibilità, in quanto non correttamente pubblicato sul sito istituzionale della Regione. La procedura, a quel punto, prosegue: viene nominata una commissione e, nel febbraio 2025, ai candidati – e in particolare alla sottoscritta – viene richiesto di integrare e dettagliare il curriculum, con riferimento ai periodi lavorativi e agli incarichi ricoperti, tra cui attività svolte presso organismi di pari opportunità e una collaborazione pluriennale (7–8 anni) con il Centro per l’Impiego. Questo passaggio lascia intendere che l’istruttoria fosse effettivamente in corso e che la commissione stesse lavorando sulla valutazione comparativa delle esperienze.
Parallelamente, nell’esercizio del ruolo di Consigliera di Parità, viene trasmessa una nota istituzionale in cui si richiama un principio essenziale: la Consigliera di Parità non può essere una nomina politica, ma deve essere individuata sulla base dei requisiti previsti dal D.Lgs. 198/2006, che richiede una comprovata esperienza e competenza in materia di lavoro, pari opportunità e non discriminazione. In tale nota viene richiamata anche la giurisprudenza amministrativa (in particolare TAR Toscana), che ribadisce la natura tecnica e comparativa della selezione.
A fronte del protrarsi dei tempi, viene presentata richiesta di accesso agli atti per comprendere lo stato della procedura e le ragioni del ritardo. A tale richiesta viene risposto che si starebbero formulando “illazioni” e l’accesso viene negato, con la motivazione che la procedura risulta ancora in corso. Nell’agosto 2025, a seguito di ulteriori sollecitazioni informali, viene riferito che la commissione ha lavorato e che l’iter risulterebbe in fase di definizione.
Nonostante ciò, fino a dicembre 2025 non giunge alcuna comunicazione ufficiale. Il 12 dicembre 2025 viene invece notificato un provvedimento di annullamento integrale dell’avviso in autotutela, che azzera l’intera procedura. Contestualmente, o comunque a breve distanza, viene annunciata la ripubblicazione di un nuovo bando.
È soprattutto in questa fase che emergono i profili di maggiore criticità. Il nuovo avviso introduce infatti criteri e punteggi non previsti dalla normativa di riferimento, in particolare:
l’attribuzione di punteggi a una relazione programmatica, elemento non contemplato dal D.Lgs. 198/2006. La valutazione di una relazione programmatica introduce inevitabilmente un margine di discrezionalità non oggettivamente verificabile, che si discosta dalla logica della valutazione comparativa fondata su esperienze e competenze effettivamente maturate;
l’utilizzo di criteri anagrafici (ad esempio l’età più giovane a parità di punteggio), che rischiano di entrare in tensione con il principio cardine della normativa, ossia la comprovata esperienza pluriennale nei settori del lavoro e delle pari opportunità. L’età, infatti, non è indicata dalla legge come parametro di selezione, mentre lo è l’esperienza qualificata.
Nel loro insieme, questi elementi determinano uno slittamento della procedura: da una selezione tecnica, comparativa e fondata su requisiti oggettivi, a una valutazione più discrezionale, difficilmente controllabile dall’esterno e potenzialmente esposta a contestazioni.
A seguito dell’annullamento dell’avviso, in data 20 dicembre 2025 viene presentata una nuova richiesta di accesso agli atti, finalizzata a conoscere lo stato della procedura annullata, gli atti istruttori eventualmente formati e le determinazioni assunte dalla commissione.
A tale richiesta viene data risposta in data 13 gennaio 2026 per comunicare che l’accesso non può essere immediatamente evaso, in quanto è necessario attendere le determinazioni dei controinteressati, a seguito di un’ulteriore richiesta di accesso agli atti pervenuta alla Regione in data 6 gennaio 2026.
Questo ulteriore differimento comporta un nuovo slittamento dei termini, proprio mentre il nuovo bando giunge a scadenza, rendendo di fatto tardiva – o comunque non utile – la piena conoscenza degli atti relativi alla procedura precedente.
Ne deriva una situazione nella quale una procedura pubblica viene prima protratta per oltre un anno, poi annullata integralmente e infine sottratta a una verifica tempestiva, attraverso un utilizzo dilatato dei tempi dell’accesso agli atti, con evidenti ricadute sul principio di trasparenza amministrativa.
Il punto centrale, dunque, non è una singola candidatura, ma il fatto che una procedura pubblica durata oltre un anno, con una commissione che ha lavorato e con richieste di integrazione rivolte ai candidati, venga integralmente annullata, riproposta con criteri diversi e sottratta, di fatto, a una piena verifica tramite l’accesso agli atti. Tutto ciò incide sull’effettività di una funzione di garanzia prevista dalla legge, che dovrebbe essere autonoma e sottratta a logiche di opportunità o a valutazioni non strettamente tecniche. Aggiungo una precisazione che ritengo doverosa. Espormi in prima persona come autrice o protagonista di un’inchiesta su questa vicenda potrebbe indurre a leggere il racconto come una rivendicazione personale, in quanto ho partecipato alla selezione come cittadina.
Proprio per questo ritengo più corretto – e più utile all’interesse pubblico – che un’eventuale ricostruzione giornalistica venga svolta da soggetti terzi, ai quali io possa fornire documentazione e fatti, evitando che il focus venga spostato sulla mia persona anziché sulle criticità della procedura e sul rispetto della normativa che disciplina la funzione di Consigliera di Parità.
Con cordialità.
Monica Brandiferri