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Scontro aperto tra TUA e i sindacati di categoria. Le segreterie regionali di FILT CGIL, FIT CISL, UILTRASPORTI e FAISA CISAL replicano duramente alle recenti dichiarazioni del direttore generale Max Di Pasquale, accusandolo di “tentare di sminuire gravi inadempienze aziendali” e parlando di “un insulto alla dignità dei lavoratori”, che – riferiscono – sarebbero circa 800 su 1.300 dipendenti complessivi in regione. Nel documento unitario, firmato da Di Eugenio, Mascitti, Marcotullio e Lizzi, i sindacati contestano punto per punto la “narrazione aziendale” e sostengono che, nelle aree interne, si sia consumato “uno scempio” tra tagli organizzativi, esternalizzazioni e criticità sulla qualità del servizio. Tra le accuse principali c’è la soppressione di residenze di lavoro storiche nelle zone interne, con l’elenco delle sedi e dei turni che – secondo le sigle – sarebbero stati cancellati: Gissi (3), Atessa (5), Altino (2), Ateleta (3), Pizzoferrato (4), Scafa (6), Serramonacesca (4) e Secinaro (6). A questo si aggiungerebbe l’“emorragia dei subaffidamenti” verso privati, che coinvolgerebbe, tra gli altri, Scanno, Castel del Monte, Pescasseroli, Scoppito, Navelli, Rocca Santa Maria e Pietracamela. Per i sindacati si tratterebbe di scelte che “sradicano famiglie” e riducono presìdi occupazionali in territori già colpiti dallo spopolamento. Altro capitolo: controlli e sicurezza sui subaffidamenti. Le sigle citano episodi e condizioni dei mezzi ritenuti emblematici: dal caso di Civitella del Tronto, dove in ottobre un autobus avrebbe perso una ruota, fino alla presenza – sempre secondo quanto riportato – di mezzi datati e inquinanti (Euro 3) o privi di dotazioni come obliteratrici e indicatori di percorso, con conseguenze su bigliettazione, evasione tariffaria e qualità del servizio nelle aree interne. Nel mirino finisce anche il parco mezzi TUA, con la segnalazione di un autobus (matricola indicata come 8063) che sarebbe stato impiegato il 12 gennaio su una linea senza obliteratrice. E sul versante ferroviario, i sindacati parlano di criticità di programmazione: l’acquisto nel 2022 di treni a quattro casse che, a loro dire, sarebbero più lunghi dell’officina disponibile, con ricadute sulla manutenzione. Nel capitolo “personale” vengono citati numeri che, per le organizzazioni, descrivono un declino a partire dal 2019: chilometri di servizio in diminuzione e cambiamenti nella composizione dell’organico, con una riduzione – sempre secondo la loro ricostruzione – di autisti e addetti alla manutenzione. Infine, l’accusa di una “amministrazione quasi trasparente”: le sigle sostengono che nei bilanci degli ultimi due anni mancherebbero indicazioni sui compensi dirigenziali e denunciano l’apertura di vertenze per presunte violazioni di accordi aziendali e contrattuali. La vertenza, annunciano i sindacati, entrerebbe ora in una “seconda fase” con il coinvolgimento del Prefetto di Chieti, Silvana D’Agostino. “Non si può più tollerare una gestione che ignora la sicurezza stradale, calpesta i diritti dei lavoratori e abbandona le aree interne”, scrivono, annunciando che la mobilitazione proseguirà fino al ripristino di “legalità contrattuale e dignità del servizio”.