




Ci sono posti che non sono semplicemente un indirizzo. Sono un’abitudine buona. Una promessa mantenuta. Una luce accesa anche quando fuori cambia tutto. In piazza Verdi, a Teramo, La Cantinetta compie quarant’anni. E a guardarli bene, questi quarant’anni non sono solo la storia di un locale: sono la storia di una città che cresce, si innamora, litiga, ride, si ritrova. Intorno a un tavolo. Attorno a un forno. Attorno a un’idea di famiglia. Perché La Cantinetta, in fondo, è stata questo: un posto dove ci si sente accolti. Da sempre. Tutto comincia nel 1986, per volontà di Letizia e Piergiorgio. La prima insegna aveva il sapore di un’epoca che sapeva inventare: “Capability know pub”, poi diventato “Know pub”. Ma Teramo è fatta così: mette i nomi ufficiali da parte e sceglie quelli del cuore. E così per tutti era semplicemente “il pub”. Un punto fermo, un riferimento. Un’alternativa al Liverpool, l’altro storico locale cittadino: due mondi diversi, due atmosfere, due “rituali” che hanno segnato una generazione. E nel rumore caldo dei bicchieri, nelle chiacchiere della sera, nella musica e nelle confidenze, Teramo imparava una cosa: che quel posto non era di moda — era di tutti. Il tempo ha cambiato tante cose. Ha cambiato abitudini, gusti, stagioni.
E anche “il pub” ha saputo cambiare pelle: è diventato pizzeria, e ha preso il nome con cui oggi la città lo conosce e lo ama: La Cantinetta. Ma c’è un punto fondamentale: non ha mai cambiato anima. È rimasta fedele a una cifra rara: quella familiare e cordiale, quella che fa la differenza tra un locale e un luogo. Quella che ti fa entrare e pensare: “qui mi conoscono”.
E se non ti conoscono ancora, ci mettono poco: perché La Cantinetta ti prende per mano, senza farlo pesare. Così, negli anni, ha servito davvero generazioni di teramani: le compagnie chiassose dei vent’anni, le coppie che si sono scelte davanti a una pizza, le famiglie con i bambini, le tavolate dove i ruoli cambiano e i figli diventano genitori. E intanto la città va avanti. Ma lei resta lì: come un rifugio gentile. Se La Cantinetta fosse solo tradizione, non sarebbe durata quarant’anni. La sua forza — da sempre — è anche l’altra faccia dell’amore: la curiosità. Il gusto dell’inventiva. L’ironia intelligente. Qui nasce quello che molti ricordano ancora con un sorriso: il primo “bar condicio”. Un gesto semplice e geniale insieme: tutti i santini elettorali esposti, senza preferenze, senza bandiere — ma con lo spirito di chi sa che un locale pubblico è davvero pubblico quando appartiene a tutti. Un’idea che oggi fa sorridere, ma che racconta benissimo La Cantinetta: un posto capace di essere popolare senza essere banale, creativo senza essere costruito. Poi, come succede nella vita, arriva anche il dolore. Piergiorgio se ne va nel 2021. E in quel vuoto, Teramo non perde solo un ristoratore: perde un pezzo di storia condivisa, una presenza che aveva fatto della normalità una forma di cura. Ma le storie vere non finiscono: si trasformano in eredità. Oggi, quella passione è passata al figlio Stefano, che ne ha raccolto il testimone con la responsabilità più grande: non gestire un’attività, ma custodire un sentimento. Perché certe insegne non sono solo insegne. Sono memorie vive. E quando ci sono cuore e famiglia, quando la gentilezza non è strategia ma natura, allora la città se ne accorge. E ringrazia. Quarant’anni, per un locale, sono un traguardo enorme. Significa resistere alle mode, ai cambiamenti, alle crisi, alle trasformazioni del mondo. Significa rialzare la serranda anche quando è dura. Significa crederci, sempre. E La Cantinetta, in questi quarant’anni, ha fatto una cosa semplice e quasi rivoluzionaria: ha continuato a essere un posto umano.Oggi Teramo le dice grazie.
Grazie a Letizia. Grazie a Piergiorgio. Grazie a Stefano.
Grazie a chi ha lavorato dietro quel bancone, a chi ha impastato, a chi ha servito ai tavoli, a chi ha regalato sorrisi senza far rumore. Perché se una città è fatta di strade, è anche fatta di luoghi.
E se è fatta di luoghi, è fatta soprattutto di quelli in cui ci si sente a casa. E allora buon compleanno, La Cantinetta.
Che tu possa continuare ancora a lungo a fare ciò che hai sempre fatto: nutrire Teramo — non solo con la pizza, ma con l’anima.

