C’è anche un’azienda abruzzese tra quelle finite nel mirino della Procura di Roma nell’inchiesta su presunti episodi di corruzione e irregolarità legate alle forniture per l’Esercito. Al centro del fascicolo – che vede iscritti una decina di indagati, tra alti ufficiali e amministratori di società – ci sono ipotesi di reato che vanno dalla corruzione alla truffa, fino all’inadempimento in pubbliche forniture e alla rivelazione di segreto. Secondo quanto emerge dagli atti, uno dei nodi dell’indagine riguarda le commesse affidate negli anni a una società con sede in Abruzzo, la Teknè di Ortona, attiva nella produzione di automezzi e mezzi speciali – dai camion agli autobus fino ai blindati – destinati alle forze armate. L’azienda, indicata come fornitore strategico, avrebbe consolidato e incrementato il proprio peso nel comparto delle forniture militari, con un pacchetto di contratti che secondo l’esposto alla base dell’inchiesta avrebbe raggiunto cifre complessive rilevanti. Il filone d’indagine mira a chiarire se dietro l’assegnazione delle commesse vi siano stati favoritismi o meccanismi alterati, e soprattutto se episodi corruttivi o presunte agevolazioni illegali abbiano inciso sull’utilizzo di fondi pubblici. Un aspetto ritenuto centrale dagli investigatori è il rapporto tra l’andamento economico delle società coinvolte e l’entità degli affidamenti: tra i punti in verifica, infatti, anche la dinamica delle commesse assegnate in anni recenti e la possibilità che l’incremento dei contratti non corrispondesse a criteri pienamente trasparenti o a valutazioni tecniche imparziali. Nel fascicolo compare anche un secondo soggetto societario, attivo in settori tecnologici legati alla robotica e ai droni, che avrebbe avuto un ruolo complementare nella filiera delle forniture. L’obiettivo degli inquirenti è ricostruire l’eventuale rete di rapporti e interessi che avrebbe favorito assegnazioni e pagamenti, nonché verificare se vi siano state pressioni o interferenze nelle procedure.

