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È durata mesi l’agonia di Margherita Villante, 74 anni, dopo l’aggressione subita il 16 luglio 2024: un pitbull entrò nella sua abitazione e la azzannò ripetutamente. La donna, ricoverata all’ospedale dell’Aquila, non si è più ripresa ed è morta dopo sette mesi di cure. A distanza di quasi un anno e mezzo dall’episodio, è arrivata la sentenza: la proprietaria del cane, una 73enne insegnante in pensione, è stata condannata a un anno di reclusione. Il giudice ha riconosciuto la responsabilità per omicidio colposo e lesioni colpose. Ora però il caso è destinato a proseguire su un altro fronte, quello economico: la parte civile ha avanzato una richiesta di risarcimento pari a un milione e mezzo di euro. Secondo la ricostruzione, il pitbull — un cane di circa cinque anni — sarebbe riuscito a uscire dall’abitazione della proprietaria senza che nessuno se ne accorgesse, per entrare nell’abitazione confinante, dove Margherita Villante e la sorella stavano facendo pulizie con la porta lasciata socchiusa. Una volta dentro, l’animale si è scagliato contro le due donne. La sorella della vittima, nonostante le ferite, sarebbe riuscita a trascinarsi per dare l’allarme e avvisare la padrona. Quest’ultima, intervenuta per tentare di fermare il cane, è stata a sua volta aggredita e in seguito sottoposta a interventi chirurgici. La 74enne fu ricoverata in condizioni disperate. Nei primi dieci giorni i medici la sottoposero a quattro operazioni e, alla fine, decisero di amputare entrambe le braccia. L’intervento riuscì, ma il quadro clinico restò severissimo: la donna rimase in Terapia intensiva fino al 26 febbraio, quando le condizioni precipitarono fino al decesso. L’esame autoptico ha collegato la morte alle conseguenze dell’aggressione.