
C’è un’immagine che, più di altre, racconta l’Adriatico abruzzese: una passerella di tavole sospesa sul mare che conduce a una piattaforma di legno, da cui si allungano bracci sottili e lunghi come dita verso l’acqua. È il trabocco, antica macchina da pesca diventata simbolo della Costa dei Trabocchi, nel tratto litoraneo che da Ortona scende verso San Vito Chietino, Fossacesia e Vasto. Nato come ingegnosa risposta alla fatica e ai rischi della pesca in mare aperto, il trabocco permetteva di “gettare le reti” restando ancorati alla costa: un equilibrio fragile e affascinante tra uomo e natura, tra legno e onde. Oggi molti trabocchi sono stati recuperati e trasformati in luoghi di memoria e di esperienza, spesso anche gastronomica, ma restano soprattutto un’icona identitaria, un ponte tra passato e presente. E ora, in un modo inatteso e curioso, quel simbolo arriva… nel mondo dei mattoncini. Dal mare d’Abruzzo ai mattoncini: il “trabocco” diventa LEGO Si chiama Stilt House (casa su palafitte) il progetto che sta facendo parlare gli appassionati di LEGO: una costruzione che riproduce una palafitta sul mare completa di una macchina da pesca antica chiamata Trabuchet — un nome che richiama da vicino l’immaginario del trabocco. La somiglianza è immediata: una piattaforma sospesa sull’acqua, un pontile di assi, e soprattutto quel sistema di bracci protesi che sostiene una grande rete. Non è un trabocco abruzzese in senso stretto, certo. Ma lo spirito è lo stesso: pescare “dalla terra”, restare sospesi tra costa e mare, abitare un luogo che sembra una piccola fortezza fragile sopra l’acqua. E proprio qui sta il punto: la forza dei trabocchi — e la ragione per cui continuano a incantare — non è solo storica o turistica. È narrativa. Ogni struttura sembra contenere una storia. Nel diorama LEGO la casa è abitata da Theo, un pescatore anziano e barbuto che trascorre le giornate tra reti e preparativi di pesca. La palafitta è attrezzata con la macchina da pesca tradizionale: dalla piattaforma, due bracci lunghi si allungano sospesi sopra l’acqua e sorreggono una rete grande e fitta, pronta a calarsi nel mare. A fargli visita è Paolo, il suo migliore amico, che arriva in barca: la capanna azzurra si può raggiungere attraverso un piccolo pontile in legno o tramite una scala instabile che parte direttamente dal mare. 
È una scena quotidiana, quasi cinematografica: l’attracco, l’incontro, la promessa di una giornata insieme. In fondo, è la stessa atmosfera che si respira davanti a certi trabocchi abruzzesi, quando li osservi al tramonto: la sensazione che ogni asse e ogni corda conservino dialoghi, fatica, pazienza, amicizie. Non a caso nella presentazione del progetto compare un passaggio da Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway, uno dei testi più celebri sul tema della solitudine in acqua e della dignità di chi vive del mare: “Guardò oltre il mare e capì quanto fosse solo ormai… e capì che nessun uomo è mai davvero solo in mare.” Una frase che, letta pensando ai trabocchi, suona ancora più vera: su quelle piattaforme di legno ci si sente insieme minuscoli e resistenti, esposti e protetti, soli ma parte di qualcosa. L’idea del trabocco, oggi, non appartiene solo alla storia locale. È diventata immagine pop: la ritrovi nella promozione turistica, nella cucina, nelle fotografie dei social, nei romanzi ambientati sulla costa. Vederla riflessa — anche indirettamente — in un progetto LEGO è un segnale interessante: significa che certe forme non smettono di parlare. E allora sì: può arrivare anche “il trabocco della LEGO”, magari non identico a quello di Fossacesia o San Vito, ma abbastanza vicino da riaccendere una memoria collettiva. Perché certi simboli funzionano così: cambi contesto, cambiano materiali, ma restano riconoscibili. E continuano a raccontare l’Abruzzo, anche con un mattoncino in mano.

