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MARCOFINORIUn nuovo colpo di scena complica ulteriormente il ritorno alla piena operatività degli impianti di risalita di Prati di Tivo: la ditta Marco Finori avrebbe infatti rifiutato di consegnare le chiavi dei locali e delle strutture legate agli impianti di monte, nonostante la presenza dell’ufficiale giudiziario. Una situazione che rischia di aprire l’ennesimo fronte di tensione in una vicenda che da anni – tra ricorsi, sentenze e rinvii – tiene sospeso il futuro della stazione sciistica teramana, con pesanti conseguenze sull’economia turistica dell’area. Il caso si inserisce nel contesto della controversia tra la società riconducibile a Marco Finori e la Gran Sasso Teramano, che punta a rientrare nel pieno possesso degli impianti. La Corte d’Appello dell’Aquila ha già respinto e dichiarato inammissibile un ricorso della ditta, aprendo la strada al rientro nella disponibilità degli impianti da parte della GST e degli enti territoriali. Eppure, sul piano pratico, restano ostacoli materiali: tra questi, proprio la mancata consegna delle chiavi, che rende difficoltoso (se non impossibile) l’accesso agli impianti, ai locali tecnici, ai magazzini e alle strutture operative indispensabili per manutenzioni e verifiche. La mancata consegna viene interpretata come un gesto che potrebbe bloccare o rallentare ogni percorso di rilancio. Dalla filiera istituzionale il messaggio è chiaro: serve piena disponibilità immediata per garantire sicurezza, controlli e programmazione. Non è escluso che, in assenza di collaborazione, la partita si sposti su un piano più duro, con la possibilità di procedere tramite azioni coattive e percorsi formali per ottenere la restituzione effettiva degli impianti.