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insulti-parole-lettere-678.jpgUn pomeriggio qualunque, una semplice richiesta di informazioni e poi, all’improvviso, l’escalation: parole pesanti, ingiurie, offese rivolte a una donna da più uomini, all’interno di un esercizio pubblico. È quanto denunciato nelle ultime ore da una cittadina teramana, che racconta di essere stata vittima di una grave aggressione verbale in una tabaccheria del centro storico di Teramo

Secondo la ricostruzione fornita dalla donna, l’episodio sarebbe nato da una domanda formulata in modo “legittimo e garbato” su una questione legata a un disservizio: la cliente avrebbe fatto notare un errore attribuito alla tabaccheria, per il quale — riferisce — riteneva di avere diritto a un risarcimento. Nel locale erano presenti tre uomini, indicati come titolari, che avrebbero inizialmente risposto in modo non coordinato e poco attento.

A quel punto, sempre secondo il racconto, la situazione sarebbe degenerata rapidamente: i toni si sarebbero irrigiditi, i gestori avrebbero mostrato insofferenza e uno di loro si sarebbe allontanato come per sottrarsi al confronto. La donna, constatata l’impossibilità di proseguire, avrebbe salutato ringraziando ironicamente per la “gentilezza” ricevuta.

Ma il momento più grave sarebbe arrivato subito dopo.

“PAROLACCE E INGIURIE APPENA FUORI DALLA PORTA”

“Nemmeno il tempo di aprire la porta ed uscire”, scrive, “che sento nei miei confronti un’escalation di parolacce e ingiurie, del tutto sproporzionate ed inaccettabili”. A quel punto la donna sarebbe rientrata nel locale chiedendo spiegazioni e pretendendo almeno delle scuse. Invece, sostiene, i toni si sarebbero ulteriormente alzati, con l’ordine ripetuto di andare via e di uscire.

La donna racconta di essersi sentita umiliata e messa in una posizione di disagio, senza possibilità di difendersi, in un contesto dove — afferma — non erano presenti testimoni. Una dinamica che, nella sua lettura, va oltre il nervosismo o il fraintendimento.

VIOLENZA VERBALE: “UN ABUSO CHE LA SOCIETÀ SOTTOVALUTA”

Nel testo della segnalazione la cittadina definisce l’accaduto senza mezzi termini: violenza verbale, “un’aggressione a tutti gli effetti”, un abuso spesso sottovalutato ma “profondamente lesivo della dignità di chi lo subisce”.

Il punto centrale della denuncia pubblica, infatti, non è soltanto l’episodio in sé, ma ciò che rappresenta: un caso che — scrive — riguarda un problema culturale più ampio, cioè il rispetto dovuto alle donne nello spazio pubblico.

“La violenza verbale, soprattutto quando esercitata da più uomini nei confronti di una donna sola, è una questione sociale e culturale che riguarda tutti”, sottolinea.

“NON È POLEMICA, È ROMPERE IL SILENZIO”

La donna precisa di non voler alimentare polemiche, ma di voler rompere il silenzio che spesso circonda episodi simili. E lancia un interrogativo diretto alla città: che comunità vogliamo essere? Quella che minimizza o quella che prende posizione?

La denuncia si chiude con una frase netta, che suona come un appello civile: “Denunciare non significa esagerare ma difendere il diritto al rispetto. Il rispetto non è un favore: è un dovere”.