

Prima li hanno visti spuntare tra le barche come ombre basse e scure, poi la scena che nessuno si sarebbe aspettato: i cinghiali al porto di Giulianova, a due passi dall’acqua, incuranti di tutto, come se quel pezzo di banchina fosse il prolungamento naturale del bosco. E quando la gente ha iniziato a fermarsi, a chiamare, a riprendere coi telefoni, loro hanno fatto la cosa più clamorosa: si sono tuffati. Un bagno vero, con l’acqua salata addosso e lo sguardo fermo di chi non riconosce più confini. È accaduto nel cuore del porto, tra reti, cime e l’odore di gasolio. Un punto dove di solito comandano i pescatori e il mare, non certo la fauna selvatica. E invece, per qualche minuto, Giulianova si è ritrovata dentro una storia quasi surreale: cinghiali in passeggiata tra le barche e poi in mare, come turisti fuori stagione, come se niente fosse.
Qualcuno ha fatto un passo indietro, d’istinto. Qualcun altro ha sussurrato: “Mo’ pure questi”. Perché la verità è che non è più un episodio isolato, non è più una curiosità da raccontare al bar. È un segnale, l’ennesimo. L’invasione dei cinghiali non riguarda più solo strade interne e campagne: adesso arriva fino ai luoghi simbolo, fino alla costa, fino a dove nessuno immaginava di doverli incontrare.
E mentre al porto di Giulianova la scena sembrava quasi da cartolina impazzita, a pochi chilometri di distanza Teramo fa i conti con una presenza diventata quotidiana, soprattutto nei quartieri di confine tra città e verde. A Villa Mosca e Colleparco, ormai, non si parla più di avvistamenti sporadici: si parla di passaggi frequenti, di gruppi che spuntano all’improvviso, di persone che rallentano in auto la sera, di residenti che evitano certe strade a piedi quando cala la luce.
È un contrasto che fa impressione: dal cuore della città universitaria ai moli della costa, la stessa scena si ripete con volti diversi e la stessa paura addosso. Perché il cinghiale non è un animale “da guardare”, non è un dettaglio folcloristico: può diventare imprevedibile, può caricare, può creare rischi reali. E quando lo incontri sotto casa o tra le barche, capisci che non è più solo “natura”, ma un problema di sicurezza.
A Giulianova, qualcuno racconta di averli visti arrivare con la calma ostinata di chi si sente padrone del posto. Un attimo e la banchina si è trasformata in passerella. Poi il mare: uno, due, forse più di due. Hanno nuotato per pochi metri, quanto basta per lasciare tutti senza parole. Un pescatore ha scosso la testa: “Tra poco li troviamo pure al mercato”. E forse è questa la sensazione che unisce costa e città: l’idea che la linea sia stata superata. Che l’animale selvatico stia prendendo spazio, giorno dopo giorno, in un equilibrio che si è rotto. A Teramo, nei quartieri di Villa Mosca e Colleparco, c’è chi parla apertamente di “emergenza”, chi chiede interventi immediati, chi teme soprattutto per bambini, anziani e per chi porta a spasso il cane. Perché la sera, quando la città rallenta e le luci diventano più rade, la presenza dei cinghiali diventa un’ombra concreta, non un racconto.
E così il bagno al porto di Giulianova, per quanto incredibile, finisce per essere il simbolo perfetto di questo momento: la fauna selvatica che non resta più ai margini, ma scivola dentro i luoghi degli uomini, li attraversa, li occupa. Anche dove fino a ieri sembrava impossibile.
Una scena che fa sorridere per un secondo, sì, ma che subito dopo lascia una domanda pesante: se i cinghiali arrivano fin qui, fin dentro il porto e fin dentro i quartieri cittadini, allora dove si fermeranno?

