
Quaranta soggetti — tra istituzioni e associazioni — si sono costituiti parte civile nel procedimento che prende il via oggi ad Avezzano per la morte dell’orsa Amarena, simbolo del Parco e della fauna protetta appenninica. In aula, comparirà Andrea Leombruni, 58 anni, cacciatore e allevatore, accusato di aver ucciso l’animale nella notte tra il 31 agosto e il 1° settembre 2023 a San Benedetto dei Marsi. Amarena entrò nella proprietà dell’imputato insieme ai cuccioli. Fu raggiunta da un unico colpo esploso con un fucile da caccia calibro 12: il proiettile la colpì al fianco e le perforò un polmone. Ne seguì una lunga agonia, terminata con la morte per emorragia. All’arrivo dei soccorsi l’orsa risultava ancora viva: avrebbe tentato più volte di rialzarsi, senza riuscirci. Sul piano giuridico, intanto, prosegue la pressione delle associazioni ambientaliste affinché la vicenda venga inquadrata con imputazioni più pesanti. In una nota, l’Associazione Appennino Ecosistema riferisce di aver rinnovato al pubblico ministero la richiesta di procedere non soltanto per l’uccisione di animali, ma anche per i reati ritenuti più aderenti alla gravità del fatto: l’uccisione di specie selvatiche protette e, soprattutto, l’ipotesi di inquinamento ambientale, legata alla compromissione significativa e misurabile di ecosistema e biodiversità.

