×

Avviso

Non ci sono cétégorie

CHEFEBRIUS.jpeg
C’è un momento preciso in cui un locale cambia passo: quando decide di investire su una visione. E il 28 gennaio, con la riapertura di Ebrius in piazza Martiri, quel momento arriva forte e chiaro. Perché la sorpresa annunciata è di quelle che contano davvero: la nuova firma della cucina è lo chef Tommaso Melzi, talento riconosciuto della cucina contemporanea, pronto a portare esperienza,. Un innesto di valore, capace di spostare l’asticella: un arrivo del genere può fare la differenza non solo per Ebrius, ma anche per il respiro gastronomico dell’intera zona. Un nuovo corso che sa di energia, di identità e di crescita: perché quando un ristorante sceglie uno chef così, sceglie anche una direzione. Melzi arriva con un curriculum solido, costruito sul campo e lungo diciotto anni di guida ai fornelli dell’Attico sul Mare di Grottammare, esperienza che lo ha consacrato come cuoco di ricerca ma sempre legato a un’idea precisa: valorizzare il territorio attraverso il prodotto, senza forzature, portando in tavola tecnica e autenticità insieme.
Di origini settentrionali, ma abruzzese d’adozione, Melzi porta con sé quella doppia anima che spesso fa nascere le cucine più interessanti: rigore e calore, precisione e istinto. La sua è una creatività concreta, che parte dagli ingredienti e li porta a esprimersi al massimo, con un tratto personale riconoscibile: una cucina che “firma” il piatto senza snaturarlo. La storia di Tommaso comincia presto, quasi naturalmente: cresce tra i fornelli, nella cucina dell’hotel di famiglia.
Poi arriva l’apprendistato che segna davvero: quello alla corte dello chef Antonio Spicocchi, 1 stella Michelin, alla Stua de Michil, una delle stube più celebri d’Italia. Qui Melzi affina tecniche, disciplina e soprattutto quella qualità essenziale nelle cucine importanti: organizzazione e gestione della brigata, la macchina invisibile che fa funzionare ogni grande servizio. Dopo quell’esperienza indelebile, torna nei luoghi dove tutto era iniziato: nella cucina del ristorante dei genitori, gestori di un piccolo hotel ad Alba Adriatica, dove passione e dedizione diventano mestiere e metodo. Da lì, una carriera fatta di incontri e sapori che approda appunto diciotto anni fa all’Attico sul Mare.
È in quel progetto che Melzi cresce e costruisce: ricerca, studio, confronto continuo. Un percorso che lo porta a una scelta precisa: una cucina sempre più identitaria, una ristorazione fortemente riconoscibile, capace di muoversi in equilibrio tra contemporaneo e tradizione.
Ed è proprio questo che rende la notizia del suo arrivo a Ebrius così significativa: perché non è solo l’arrivo di un nuovo chef, ma un salto di prospettiva. Un segnale chiaro: il 28 gennaio non sarà soltanto una riapertura. Sarà l’inizio di una nuova stagione.

Benvenuto a Teramo, chef

«In realtà, è un bentornato… io ho studiato a Teramo, al Liceo Artistico»

E dall’arte alla cucina…

«Diciamo che c’è stato un momento della mia vita nel quale ho cercato di sfuggire al mio destino - dice sorridendo - ma la passione aveva già segnato il mio destino».

Che cucina sarà la sua ad Ebrius?

«La parola d’ordine è semplicità, che non vuol dire banalità, certo, ma certo non troverete mai esperimenti di cucina molecolare… il mio è un percorso che non può prescindere da una scelta precisa: il gusto, il sapore, il piacere sincero del rapporto con le emozioni che un piatto può offrire».

Senza dimenticare la tradizione…

«Tradizione e territorio sono le basi di partenza, le colonne sulle quali costruire un’esperienza che deve essere gratificante e completa».

Quella di Teramo è una piazza particolare…

«Lo so, e la rispetto, per questo voglio che i teramani possano conoscere la mia cucina senza tener conto di quello che è il mio passato, ma divenendo parte della nostra visione…».

Lei viene però da una grande esperienza di cucina di mare, non potrà certo dimenticarla…

«Certo che no, anzi: il pesce sarà uno dei cardini del nostro menù, con eventi dedicati, con giornate riservate, così come lo saranno le carni e la cucina “vegetale” alla quale ho dedicato attenzioni e ricerca negli ultimi anni». 

Comincia una nuova storia

«Sì, con l’emozione della semplicità»