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Un confronto articolato e partecipato quello che si è svolto oggi pomeriggio nella sala consiliare della Provincia di Teramo, dedicato alle ragioni del “no” al referendum sulla Legge Nordio e alla separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante. All’incontro sono intervenuti Camillo D’Angelo, presidente della Provincia di Teramo, Stefano Giovagnoni sostituto procuratore, David Mancini, procuratore della Repubblica, Massimiliano Mezzanotte, professore di Diritto costituzionale dell’Università di Teramo, Manola Di Pasquale, avvocata del Foro di Teramo, e Domenico Canosa, componente del Comitato direttivo dell’Associazione nazionale magistrati. A moderare il dibattito la giornalista Pina Manente.

Nel corso dell’incontro e degli interventi è stato sottolineato come il referendum rappresenti una scelta delicata per il futuro della giustizia italiana. I relatori hanno ribadito che la separazione delle carriere potrebbe mettere a rischio l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, aprendo la strada a un possibile condizionamento dell’azione dei pubblici ministeri. È stato inoltre evidenziato come l’attuale sistema, pur bisognoso di miglioramenti, garantisca una comune cultura della giurisdizione e un equilibrio tra le funzioni, considerati elementi fondamentali per assicurare imparzialità e tutela dei diritti dei cittadini. Secondo i partecipanti, le vere emergenze della giustizia restano la lentezza dei processi, la carenza di personale e la necessità di maggiori risorse. Dall’incontro è emersa infine la richiesta di un dibattito ampio e approfondito, che non si esaurisca nel quesito referendario, e l’invito a una partecipazione consapevole al voto: scegliere “no”, hanno spiegato i relatori, significa difendere i principi costituzionali e puntare su riforme strutturali e condivise.

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