Un auditorium gremito, nonostante la sovrapposizione con altri appuntamenti cittadini, ha fatto da cornice alla presentazione teramana di Araldi del Caos – Racconti Sismici, libro firmato dal sismologo e docente Christian Del Pinto. L’incontro si è svolto nel tardo pomeriggio di oggi, alle 18, negli spazi del Conservatorio “G. Braga” lungo Corso San Giorgio. Il volume, edito da Tempo Libero Edizioni di Christian Simonella, è una tiratura limitata di 333 copie numerate e timbrate e si arricchisce della prefazione del giornalista Angelo De Nicola, della postfazione dell’editore Pietro Guarriello (Dagon Press) e dei contributi fotografici di Luca Boschi, noto come The Light Architect.
A coordinare l’iniziativa è stata la docente e giornalista Irene Francioni. Particolarmente apprezzati i momenti di lettura affidati alla poetessa Rita Catelli, accompagnata al violoncello dal maestro Alan Di Liberatore. Durante l’evento è stata inoltre allestita una mostra digitale con le opere di Michelangelo De Nes, autore delle immagini grafiche inserite nel libro.
Quello di Teramo rappresenta il decimo appuntamento di un percorso di presentazioni che sta toccando Abruzzo, Molise e Lazio. Il libro ha già ottenuto importanti riconoscimenti: a novembre è stato selezionato per il Festival dei Libri e Altre Cose (FLA) di Pescara e nel mese di maggio sarà presente al Salone Internazionale del Libro di Torino.
Uno dei racconti, “Il Dormiente”, è stato tradotto in lingua inglese da Michael Keane con l’obiettivo di proporre l’opera anche al pubblico internazionale.
Al centro del progetto editoriale vi sono la fragilità sismica del territorio e l’urgenza di sviluppare strategie di prevenzione capaci di ridurre l’impatto dei terremoti. Temi complessi che Del Pinto sceglie di affrontare non attraverso saggi tecnici, ma tramite la narrativa fantastica, spaziando dal weird all’horror, dal noir alla fantascienza.
Una scelta precisa, orientata soprattutto verso le nuove generazioni, per favorire una maggiore consapevolezza dei rischi e diffondere quella che l’autore definisce “cultura della prevenzione”. Un modo per contrastare, attraverso il racconto, il volto più imprevedibile del Caos.

