
È abruzzese, ha 29 anni, è in forza al Reparto Mobile di Padova. È questo il profilo del poliziotto rimasto gravemente ferito durante gli scontri avvenuti a Torino, nei pressi del Campus universitario Einaudi, nel corso di una manifestazione davanti all’Ateneo occupato. L’agente, Alessandro Calista, di Pescara, è stato isolato dal proprio reparto e circondato da un gruppo numeroso di individui con il volto coperto. In pochi istanti è scattata l’aggressione: calci, pugni e colpi inferti anche con oggetti contundenti, tra cui un attrezzo metallico simile a un martello. Caduto a terra, l’uomo ha perso il casco e ha tentato di proteggere il volto con le mani, prima di riuscire a rialzarsi e ad allontanarsi grazie all’intervento di alcuni colleghi. Subito dopo, gli aggressori si sono dispersi tra la folla. Calista, sposato e padre di un bambino, ha riportato ferite alle costole e al polpaccio. Secondo quanto riferito da esponenti sindacali, durante l’assalto sarebbero stati utilizzati anche altri oggetti offensivi, come una chiave inglese. Sull’episodio è intervenuta con toni durissimi la FSP Polizia di Stato di Padova, che parla di «violenza mirata e organizzata» e respinge qualsiasi lettura riconducibile a semplici tensioni di piazza. Per il sindacato, quanto accaduto rappresenta «uno dei momenti più gravi mai registrati sul piano dell’ordine pubblico», con un operatore lasciato solo e colpito quando era già a terra e indifeso. «Chi agisce in branco contro un singolo poliziotto e utilizza armi improprie non può essere definito manifestante», afferma la FSP, chiedendo l’identificazione rapida dei responsabili e procedimenti severi. Solidarietà all’agente ferito è arrivata anche dai vertici istituzionali. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il capo della Polizia Vittorio Pisani lo hanno contattato telefonicamente. Dal Quirinale si apprende inoltre che il presidente della Repubblica ha espresso al ministro la propria vicinanza all’operatore coinvolto e, più in generale, a tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine rimasti vittime di violenze.

