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Carcere la storia dello sviluppo dei penitenziari nella realta italianaCon questa lettera l’Associazione Happy BridgeODV che da anni si occupa della tutela dei diritti umani e sociali, ed in particolare della tutela dei diritti delle persone detenute, si unisce all’appello civile e costituzionale , già rivolto da alcuni Garanti Regionali e Comunalial Presidente della Repubblica affinché richiami l’attenzione degli Organi di Governo sul continuo grave deterioramento delle condizioni carcerarie e sul mancato rispetto dell’articolo 27 della Costituzione. L’appello si colloca nel quadro di una crisi sociale e morale più ampia, segnata da disuguaglianze e perdita di centralità della persona. La prospettiva è quella della tutela dei diritti fondamentali e della sicurezza collettiva, fondata su dignità, istruzione, lavoro e reinserimento sociale.

Con profondo rispetto e con alto senso delle Istituzioni, ci rivolgiamo a Lei confidando che queste parole possano giungere alla Sua attenzione e al Suo alto magistero morale, nella consapevolezza del ruolo che la Costituzione Le affida quale garante supremo dei diritti fondamentali e dell’unità della Nazione.

Ci definiamo pellegrini di speranza, poiché continuiamo a camminare nonostante le avversità, convinti che sia proprio nel cammino, spesso faticoso, che l’essere umano ritrova le ragioni della propria responsabilità e della propria dignità. Mentre noi perseveriamo nel procedere, il mondo sembra invece arretrare, ripercorrendo sentieri antichi e nefasti, segnati da guerre, nuove forme di schiavitù e profonde ingiustizie.

Abbiamo confidato che il tempo del Natale potesse rappresentare un’occasione di riflessione sui valori fondanti della nostra civiltà: la pace, la giustizia, la fraternità e la misericordia, valori che parlano alla coscienza collettiva e che dovrebbero orientare l’agire pubblico e privato. Abbiamo sperato che questo messaggio potesse trovare ascolto soprattutto nei cuori di coloro ai quali è affidata la responsabilità di guidare e tutelare le comunità umane.

Purtroppo, la realtà appare ancora segnata da una profonda crisi. La situazione mondiale rimane drammatica: l’umanità sembra prigioniera di una competizione economica senza misura, del profitto perseguito a ogni costo e di una tecnocrazia che spesso smarrisce il senso del limite e della centralità della persona. I conflitti continuano a insanguinare intere regioni del pianeta, mietendo vittime innocenti, mentre la fame e la sofferenza restano piaghe aperte e in crescente aumento. È necessario fermarsi, interrogare le coscienze, riflettere sul cammino intrapreso per evitare che questa crisi morale e civile diventi irreversibile.

Non chiediamo ricchezze, ma giustizia sociale. Chiediamo una scuola pubblica rinnovata, capace di formare cittadini consapevoli; una sanità efficiente e realmente accessibile a tutti; equità economica; onestà e trasparenza nell’azione pubblica. Chiediamo il ripristino di un autentico patto di fiducia tra i cittadini e lo Stato, fondato sul rispetto dei diritti e dei doveri sanciti dalla Costituzione.

Da oltre due anni la nostra Associazione segnala con preoccupazione la necessità di interventi urgenti in materia penitenziaria. Oggi, purtroppo, siamo costretti a denunciare un ulteriore aggravamento delle condizioni detentive e il persistente mancato rispetto dell’articolo 27 della Costituzione, che sancisce il carattere umano e rieducativo della pena. Il numero delle persone detenute è aumentato, raggiungendo oltre  63.000 detenuti,  così come il numero inaccettabile  dei suicidi all’interno degli istituti di pena, suicidi per i quali non sembra venga esternato alcun cordoglio sincero da parte delle istituzioni. L’esecuzione penale esterna continua a incontrare ostacoli significativi, nonostante il diritto di accesso ai benefici riconosciuto a molte persone detenute . A tutt’oggi solamente una percentuale esigua di detenuti lavora in carcere e la maggior parte trascorre il tempo inutilmente ed anzi con prospettive di elevare il proprio livello di criminalità. Noi che da anni frequentiamo il carcere come docenti , psicologi e volontari in carcere possiamo testimoniare senza alcun dubbio che il tempo della 

pena in carcere non può essere un tempo di riabilitazione comportamentale e quindi psichica se non è accompagnato da un preciso programma individuale di recupero attraverso una presa in carico significativa delle persone detenute da parte degli Istituti di Pena. Ci battiamo perché in carcere ci sia più istruzione e più lavoro  ,elementi fondanti per un futuro reinserimento sociale , perché ci siano più psicologi e educatori . La sicurezza dei cittadini si garantisce con la cultura e non con le armi. 

Chiediamo forse troppo? Chiediamo una società realmente al servizio del cittadino e non un cittadino lasciato solo, privo di servizi e di tutele. Chiediamo una comunità nella quale i diritti fondamentali siano garantiti a tutti, senza alcuna distinzione, nel solco dei principi costituzionali che Lei è chiamato a custodire e rappresentare.

Con deferente ossequio.

Il Presidente

Associazione Happy Bridge ODV

Maria Teresa Caccavale