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Una Tac total body per cercare microfratture, segni nascosti, indizi che possano raccontare ciò che ancora non si riesce a spiegare. È questo il nuovo passaggio investigativo chiesto dai familiari di Renato Zinilli, l’ operaio 66enne originario di Crognaleto e residente a Teramo, deceduto il 21 gennaio scorso in un cantiere edile di Castiglione Messer Raimondo. L’esame radiologico completo, ha l’obiettivo di verificare se sul corpo siano presenti lesioni ossee in altre zone oltre al cranio: microfratture alle braccia, alle gambe o al torace che potrebbero suggerire una caduta da un’altezza maggiore rispetto a quanto inizialmente ipotizzato. Solo dopo l’autopsia, infatti, la vicenda ha assunto contorni ben diversi da quelli emersi nelle prime ore successive al decesso, quando si parlò di cause naturali. L’esame autoptico ha invece accertato la presenza di due fratture alla testa, compatibili con un evento traumatico e non con un malore improvviso. Su questo punto si concentra anche l’attenzione degli investigatori del nucleo investigativo dei carabinieri di Teramo, impegnati a ricostruire la dinamica dell’accaduto e soprattutto ciò che sarebbe successo tra il momento della morte dell’operaio e l’arrivo dei soccorsi. Un tassello fondamentale riguarda il casco di protezione: secondo quanto trapela, Zinilli non lo indossava. Il dispositivo, infatti, non presenterebbe alcun segno di urto, graffi o deformazioni, circostanza ritenuta incompatibile con fratture craniche così gravi. Nei giorni scorsi è già stato effettuato un sopralluogo nel cantiere, insieme a un accertamento tecnico non ripetibile, ma sono previste ulteriori verifiche. Parallelamente prosegue l’ascolto dei colleghi di lavoro e del personale del 118 intervenuto sul posto. La salma resta a disposizione della magistratura teramana, mentre gli esiti della Tac potrebbero rivelarsi decisivi per chiarire se si sia trattato di una caduta accidentale, da quale altezza e in quali condizioni di sicurezza stesse operando la vittima.