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Una storia di rivalità, sospetti e violenza che ruota attorno al mondo del tartufo si è chiusa con una condanna pesante. Il Tribunale di Pescara ha inflitto due anni e sei mesi di reclusione ad un 78enne di Manoppello, riconosciuto responsabile di una serie di episodi che vanno dall’uccisione di animali ai danneggiamenti, fino al porto abusivo di un ordigno incendiario, oltre a minacce e detenzione illegale di munizioni. All’imputato, come racconta il Centro, è stato inoltre imposto il pagamento delle spese processuali e un risarcimento che verrà quantificato in sede civile. Nel corso del processo, diversi capi d’accusa sono caduti, ma a reggere l’impianto accusatorio sono stati gli elementi raccolti dall’accusa e dalla parte offesa, un 50enne di Sulmona, che aveva presentato denuncia dopo aver subito gravi danni e aver rischiato la vita. Secondo quanto emerso, tra il 2015 e il 2020 sarebbero stati uccisi almeno undici cani addestrati alla cerca del tartufo, animali di grande valore, sia affettivo sia economico, che avrebbero ingerito esche avvelenate lasciate lungo sentieri e aree boschive frequentate per la ricerca del prezioso fungo. L’inchiesta ha fatto luce anche su un episodio ancora più inquietante: un ordigno piazzato sotto l’auto del cercatore di Sulmona. L’uomo si è salvato solo grazie all’attenzione di un passante che ha notato un oggetto sospetto sporgere dalla vettura, evitando così una possibile esplosione.

foto: elaborazione AI