“Ho appreso che è in corso una manifestazione di protesta per il mancato riconoscimento del reparto di Malattie Infettive come Unità Operativa Complessa. Sento il dovere di portare una breve testimonianza, non solo per senso civico ma anche per esperienza personale”. Inizia così l’intervento di Chiara Conocchioli, cittadina teramana e docente di scuola media superiore, che ha voluto raccontare pubblicamente quanto vissuto di recente all’interno del reparto. “Un mio familiare è stato ricoverato proprio in Malattie Infettive – spiega – e fin dai primi momenti abbiamo avuto la chiara percezione di trovarci davanti a professionisti che sapevano esattamente come gestire una situazione di estrema gravità. Questo ha generato in noi un senso di fiducia fondamentale, soprattutto quando ci si trova disorientati e carichi di preoccupazione. Fiducia che, giorno dopo giorno, è stata pienamente confermata”. La docente sottolinea la qualità del personale e dell’organizzazione: “Medici competenti, disponibili e umani, affiancati da personale paramedico altamente specializzato. Grande attenzione anche agli aspetti organizzativi: orari di visita rigorosi, che sono essi stessi rassicuranti perché lasciano intendere che nelle restanti ore il paziente sia seguito con continuità, e strutture caratterizzate da elevati standard di igiene e accoglienza”. Conocchioli evidenzia inoltre come il giudizio positivo derivi da un confronto con altre esperienze: “Negli ultimi anni, purtroppo, ho avuto modo di entrare in contatto con diverse strutture ospedaliere del territorio. Qui ho riscontrato qualcosa di realmente eccezionale, nel senso più autentico del termine, e credo che sia un dato oggettivo e difficilmente confutabile”. Infine, una precisazione che rafforza il valore della testimonianza: “Le cure si sono rivelate efficaci e risolutive, ma voglio chiarire che avrei espresso le stesse valutazioni anche senza conoscere l’esito finale. Non si tratta di salire sul carro dei vincitori, ma di riconoscere un’eccellenza che esiste e che merita di essere sostenuta”. Un racconto che si inserisce nel dibattito in corso sul futuro del reparto e che, attraverso l’esperienza diretta di una cittadina, accende i riflettori sul valore umano e professionale di una struttura considerata strategica per il territorio.

