Oltre 30 mila chilometri percorsi, decine di frontiere attraversate e un’unica regola: niente aerei. È il lungo viaggio di Davide Lupinetti, regista partito da Pescara a fine marzo con l’obiettivo di raggiungere la Cina esclusivamente via terra e mare, ispirandosi allo spirito esplorativo di Marco Polo e alla ricerca di un’esperienza di viaggio autentica. Quello che doveva essere un traguardo, però, è diventato solo una tappa. L’avventura di Lupinetti non si ferma in Asia: lasciata la Cina, il progetto prevede di proseguire verso Corea e Giappone, attraversare l’oceano Pacifico fino all’Alaska, scendere in Canada e rientrare in Europa passando dall’Atlantico, completando così il giro del mondo. A raccontare il senso profondo dell’impresa è lo stesso Lupinetti in un post pubblicato su Facebook dopo 308 giorni di cammino. «Quasi un anno fa ho lasciato l’Italia con un sogno: arrivare in Cina senza mai prendere un aereo», scrive, ripercorrendo le tappe di un itinerario che lo ha portato nei Balcani, nel Caucaso, in Russia e in Asia centrale, fino al confine con l’Afghanistan, per poi entrare in Kirghizistan, Cina e Taiwan. Un viaggio che, sottolinea, gli sta insegnando molto, al punto da essere diventato anche un racconto televisivo: la tv di Stato cinese gli ha dedicato un episodio di venti minuti, trasmesso a livello nazionale. Originario di Silvi, in provincia di Teramo, Lupinetti interpreta il viaggio lento come un esercizio di attenzione e consapevolezza: osservare il mutare graduale dei paesaggi, dei volti, delle lingue e delle abitudini quotidiane. Un percorso che non è solo geografico, ma anche interiore. Non sono mancate le difficoltà, tra attraversamenti di aree di confine particolarmente delicate – incluso un incontro ravvicinato con i talebani – e notti trascorse su mezzi sovraffollati. L’ingresso in Cina avviene al 163° giorno di viaggio, attraverso la regione dello Xinjiang, segnando uno dei momenti chiave del progetto. Per affrontarlo al meglio, Lupinetti aveva studiato cinese per un anno, con l’intenzione di non restare un semplice spettatore, ma di entrare davvero in relazione con la cultura locale. A Chengdu si concede una sosta più lunga, trasformandola in un periodo di pausa e immersione nella vita quotidiana della città. Un’esperienza che, come racconta, lo ha cambiato profondamente: più pazienza, meno pregiudizi e una maggiore apertura verso la complessità del mondo. Un viaggio che continua, dentro e fuori.

