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COZZIMARIOTrovo francamente strumentale l’atteggiamento dell’Amministrazione comunale che, oggi, tenta di accreditarsi come “paladina” delle attività economiche colpite dal sisma e come soggetto attento al reperimento di fondi per il ripristino delle pavimentazioni del centro storico, utilizzando le associazioni di categoria come cassa di risonanza.Una narrazione che stride con la realtà quotidiana della città. I fatti dicono altro: i cantieri pubblici aperti da questa Amministrazione procedono con una lentezza esasperante in un centro storico che ormai è allo stremo. Occupazioni prolungate di suolo pubblico, parcheggi sottratti, strade chiuse o parzialmente interdette: un accumulo di criticità che penalizza residenti e attività economiche, mentre la ricostruzione appare di fatto paralizzata.

In questo contesto, il sindaco chiede oggi di reperire nuove risorse quando non si è avuta la lungimiranza di intercettare per tempo i fondi disponibili, e quando i ritardi accumulati hanno già fatto lievitare i costi dei cantieri. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una città bloccata e un centro storico che paga il prezzo più alto di scelte sbagliate e mancate programmazioni.

Si parla di rifare le pavimentazioni, ma con quale visione?Mettiamo l’asfalto, lo togliamo, rimettiamo la pavimentazione storica… e nel frattempo c’è qualcuno che pensa ai sottoservizi? A Teramo molte fognature sono ancora miste. L’Aquila, pur attraversando una ricostruzione ben più complessa, è partita proprio da lì: dalla riorganizzazione delle reti. Un progetto imponente, certo, ma necessario. Un progetto che avrebbe richiesto programmazione, progettazione seria e la capacità di chiedere per tempo le risorse giuste, anche attraverso per esempioil Next Generation EU, per il rifacimento delle reti idriche. Qualcuno qui lo ha fatto? Qualcuno qui ha avuto il pensiero di farlo? Evidentemente no.

Eppure le occasioni c’erano. Noi avevamo lasciato circa 11 o 12 piani attuativi, tra centro storico e frazioni, strumenti che consentivano di intervenire in modo organico sul rifacimento dei sottoservizi e sul miglioramento complessivo delle aree interessate. Piani che riguardavano zone strategiche della città, come piazza Verdi e l’area del Teatro Romano, e che avrebbero permesso di coniugare ricostruzione, qualità urbana e infrastrutture moderne.Quei piani sono stati cancellati con una delibera di Giunta nel gennaio 2020perché? Per accelerare la ricostruzione privata?E se oggi, però, ci troviamo davanti a cantieri infiniti, interventi frammentati e continui rattoppi, non sarebbe stato meglio integrare la ricostruzione privata in quei famosi piani attuativi piuttosto che eliminarli?

Colpisce poi leggere la “soddisfazione” dell’Amministrazione per la conferma, anche per il 2026, dell’esenzione dal pagamento del suolo pubblico per le imprese del cratere sismico 2016. Un tentativo maldestro di apparire dalla parte delle attività economiche, quando lo stesso Commissario Castelli ha già chiarito che i costi di occupazione del suolo pubblico possono essere inseriti nei progetti, evitando da oltre un anno una trafila burocratica con i Comuni. Dunque, nessuna concessione straordinaria, ma una possibilità già prevista e riconosciuta.

Il problema è sempre lo stesso: non si legge, non si lavora, non si programma, non si progetta. E poi, a posteriori, si cerca di indossare i panni del buon samaritano.La città, però, non ha bisogno di annunci né di operazioni di facciata: ha bisogno di scelte chiare, di una visione e di una guida capace.Come opposizione,continuerò a vigilare, a segnalare le contraddizioni e a pretendere trasparenza e verità. Perché Teramo merita molto di più di una politica fatta di ritardi, giustificazioni e propaganda.

Mario Cozzi
Consigliere comunale Forza Italia