La Federazione degli Ordini degli Ingegneri della Regione Abruzzo, insieme agli Ordini provinciali delle quattro province abruzzesi, prende posizione sulle contestazioni avanzate dalla Rappresentanza Sindacale Unitaria (RSU) in merito ai bandi di concorso per dirigenti ingegneri pubblicati a fine anno da ARPA Abruzzo.
Nel mirino degli ingegneri finiscono le osservazioni, comparse a mezzo stampa, che ipotizzano l’annullamento dei bandi per “allargare le maglie” e consentire l’accesso a ulteriori profili professionali. Una prospettiva definita “non accettabile e lesiva della professione dell’ingegnere”.
Secondo la Federazione, non si tratta di una semplice questione sindacale o procedurale, ma di un tema che incide direttamente sul corretto esercizio delle funzioni pubbliche, mettendo in discussione principi fondamentali e non derogabili: l’unicità delle professioni, la distinzione delle responsabilità e la specificità delle competenze così come definite dall’ordinamento giuridico.
Nel caso specifico, le figure richieste dai bandi – come ingegnere ambientale e ingegnere chimico – non sono profili generici, ma professioni caratterizzate da una formazione scientifica avanzata e multidisciplinare, che integra discipline come fisica, chimica, meccanica dei fluidi, termodinamica, scienza dei materiali, modellazione dei sistemi complessi, progettazione impiantistica e analisi del rischio.
Competenze che, sottolineano gli Ordini, non sono sovrapponibili a quelle di altre professioni, seppur di alto livello, e che trovano riconoscimento nel superamento dell’esame di Stato e nell’appartenenza a un Ordine professionale. Non un privilegio, ma una garanzia per la collettività.
“La formazione dell’ingegnere – spiegano – consente non solo di analizzare fenomeni complessi, ma soprattutto di progettare, governare e ottimizzare sistemi, valutandone nel tempo effetti, interazioni e condizioni di sicurezza”. Si tratta di competenze tecnico-scientifiche applicative che comportano responsabilità tecniche, giuridiche e deontologiche rilevanti.
La Federazione ribadisce che la tutela della professione non ha nulla di corporativo, ma rappresenta una condizione necessaria per garantire qualità, sicurezza ed efficacia dell’azione pubblica. Allo stesso tempo viene riconosciuto il valore della collaborazione interdisciplinare, purché fondata sul rispetto reciproco delle competenze.
“La collaborazione tra professioni – chiariscono – non può tradursi in una dissoluzione dei ruoli o in un’equiparazione delle competenze”. Ampliare l’accesso ai ruoli prescindendo dalla coerenza tra mansioni e formazione, secondo gli ingegneri, significa indebolire il principio di competenza, ridurre la qualità amministrativa e compromettere la solidità tecnico-scientifica delle strutture pubbliche.
Quando una pubblica amministrazione individua la necessità di una figura ingegneristica, concludono gli Ordini, lo fa sulla base di valutazioni tecniche puntuali e difficilmente contestabili. In settori ad alta complessità e forte impatto sull’interesse pubblico, l’approssimazione non è ammissibile.
Il documento è firmato dal presidente della Federazione, Giovanni Lezzoche, e dai presidenti degli Ordini degli Ingegneri delle province di Chieti, L’Aquila, Pescara e Teramo.

